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Il Salvatore che guarisce e riconcilia: il ritratto di Gesù in Luca

Philip Cunningham
Inserito il 26/11/2013

Archivio di studi biblici

Il Salvatore che guarisce e riconcilia: il ritratto di Gesù in Luca

Lettura preliminare del Vangelo

Come con gli altri due Vangeli, si consiglia di iniziare il nostro esame di questo evangelista, leggendone il Vangelo nella sua interezza. Utilizzare lo schema che segue aiuterà nel notare i vari contrasti tra questo Vangelo e quelli di Marco e Matteo. Inoltre, è opportuno osservare che il Vangelo di Luca è la prima parte di un'opera in due volumi, composta dallo stesso autore. Perciò, il lettore può voler esaminare  gli Atti degli Apostoli ai quali si riferisce anche questo saggio.  Fare attenzione  a questi elementi:
1.  Differenze con i Vangeli di Marco e Matteo
2.  Uso delle parole "Salvatore", "salvezza", "salva", ecc
3.  Il ruolo dello Spirito Santo
4.  L’atteggiamento dell'autore verso l'ebraismo
5.  Il ruolo di Maria nel Vangelo
6.  La qualità “storica” dello scrittore
7.  Il ruolo dei discepoli nel Vangelo

Schema del Vangelo di Luca

I. PROLOGO [1:1-4]
    L'evangelista dichiara la sua intenzione di comporre un "racconto storico" sugli avvenimenti che hanno avuto luogo.

II. INIZI  IN GERUSALEMME E IN GALILEA [1:5-9:50

A. Il racconto dell’infanzia [1:5-2:52]
    1.  Annunciazione della nascita del Battista.
    2.  Annunciazione della nascita di Gesù.
    3.  Nascita, circoncisione, e attribuzione del nome del Battista.
    4.  Nascita, circoncisione, attribuzione del nome e  presentazione di Gesù.
    5.  Gesù a dodici anni nel tempio.
B. Preludio al  ministero pubblico di Gesù [3:1-4:13]
     1.  Messaggio, ministero, e arresto del Battista.
    2.  Battesimo di Gesù
    3.  Una genealogia di Gesù.
    4.  La tentazione di Gesù.
C. Attività di Gesù in Galilea [4:14-9:50]
    Comprende la predicazione di Gesù', la chiamata dei discepoli, i miracoli, l'accoglienza da parte del popolo e il rifiuto da parte dei capi

III. IL VIAGGIO A GERUSALEMME [9:51-19:27]
    Con tre riferimenti alla destinazione di Gesù : 9:51-52, 13:22, 17:11.

IV. GERUSALEMME [19:28-24:53]
A. Ingresso a Gerusalemme, la pulizia del Tempio,  la predicazione e gli avvertimenti [19:28-21:38].
B. Il racconto della Passione [22:1-23:56 a]
C. Il racconto della Resurrezione [23:56 b-24: 53]     1.  La tomba vuota.
    2.  I discepoli  sulla strada verso Emmaus.
    3.  Gesù istruisce gli Undici ed i discepoli a Gerusalemme.
    4.  L'ascensione.

La "narrazione storica" di Luca

Il prologo di apertura di questo Vangelo rivela diversi fatti interessanti sull’identità e i propositi di questo evangelista:

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo,in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto (1:1-4).

In primo luogo, questo Vangelo è l'unico destinato ad una persona particolare. "Teofilo" è un nome greco che significa "amato da Dio". Questo significa che lo scrittore ha composto il suo lavoro per una persona con quel nome, per qualcuno recante "Teofilo" come soprannome a causa del suo desiderio di conoscere Dio, o per chiunque voglia apprendere le azioni salvifiche di Dio ed è quindi degno di essere chiamato un amico di Dio? E’impossibile rispondere a queste possibilità.

E’ ancora più importante notare come l'evangelista distingua chiaramente se stesso da coloro che "sono stati testimoni oculari e ministri della parola». Questo passo conferma i principi fondamentali della Istruzione sulla verità storica dei Vangeli della Pontificia Commissione Biblica del 1964. Chiaramente lo scrittore del Vangelo di Luca non è un testimone oculare che era presente durante il ministero di Gesù stesso, la prima fase di sviluppo della tradizione evangelica. Né era un "ministro della parola" che predicava durante la seconda fase, il tempo degli apostoli. Piuttosto, egli è un rappresentante della terza fase, il tempo degli evangelisti.

Infine, l'autore usa un termine interessante quando descrive il suo lavoro. A differenza dello scrittore del Vangelo di Marco, questo evangelista non si riferisce alla sua composizione come evangelion, come un "Vangelo". Invece dice che sta cercando di compilare una diegesis su Gesù. Questo termine greco è usato spesso tra gli storici greci per descrivere una "storia narrativa", che essi hanno scritto. Dal momento che Luca è con ogni probabilità un Gentile che ha familiarità con la letteratura ellenistica (greca), la sua scelta dei termini indica che vede il suo lavoro  come paragonabile alle varie "storie" greche del periodo. Egli non ha intenzione di produrre il racconto definitivo che espone il senso e il significato della vita e del ministero di Gesù.

Questo è evidente in molti passaggi che sono unici al Vangelo di Luca:

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta (1:5)
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria (2:1-2).
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto (3:1-2).

Lo stesso procedimento può essere visto anche in Atti degli Apostoli:

Uno di loro, di nome Àgabo…. annunciò, per impulso dello Spirito, che sarebbe scoppiata una grande carestia su tutta la terra. Ciò che di fatto avvenne sotto l’impero di Claudio (At 11:28).

Questi tipi di passi danno al Vangelo di Luca una patina storica che non è così evidente in uno qualsiasi degli altri Vangeli. Tuttavia, i lettori moderni non dovrebbero presumere che questo evangelista è stato motivato da una definizione di "storia" del ventunesimo secolo.  Il suo Vangelo è il prodotto di una prospettiva di fede post-resurrezione come lo sono i Vangeli di Marco, Matteo, o Giovanni . L'inserimento di frasi che mettono in relazione la sua narrazione alla storia del mondo greco romano non rende il suo Vangelo uno studio storico moderno.

Per esempio, in 1:5 e 2:2 l'evangelista nota che Gesù nacque durante un censimento imperiale, mentre Erode era re della Giudea e Quirinio era governatore della Siria. In base a molte altre fonti si sa che Erode morì nel 4 B.C.E. mentre Quirinio non divenne governatore della Siria fino al 6 C.E. Quindi, c'è un salto di dieci anni tra i governi di questi due funzionari, che Luca descrive come sovrapposti. Inoltre, non vi è alcuna prova che si sia mai verificato una registrazione o censimento in tutto l’impero. Mentre Quirino organizzò un censimento della Giudea nel 6-7 CE, quella registrazione non avrebbe riguardato abitanti della Galilea come Giuseppe e Maria, né avrebbe richiesto alle persone di migrare verso la patria di origine della loro tribù. *Sembra che l'evangelista, scrivendo otto decenni dopo questi eventi, abbia alcune informazioni vaghe e generiche che la nascita di Gesù avvenne vicino alla fine del dominio di Erode. Questa stessa tradizione è attestata in modo indipendente nel racconto della nascita in Matteo. Anche Luca ha una certa conoscenza di un censimento che avrebbe avuto luogo, ma non conosce o la sua estensione geografica, il modo in cui si svolse, o la sua data esatta. Per ragioni teologiche e letterarie che saranno discusse in seguito, lo scrittore ha unito questi due distinti elementi  nel suo racconto dell’infanzia.

Perciò, mentre Luca sostiene di stare scrivendo una diegesis, la sua narrazione storica non dovrebbe essere pensata come una ricerca storica moderna. Egli crede che sta scrivendo gli ultimi capitoli della lunga storia dei rapporti di Dio con l'umanità. Egli vede se stesso comporre i segmenti culminali della “storia biblica”.

Egli è convinto che “gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi” (1,1) si sono verificati secondo l’antico piano di Dio per salvare tutta l'umanità. Questa prospettiva complessiva della storia della salvezza domina entrambi i libri della sua opera in due volumi.

La salvezza di Israele

Il primo volume, il Vangelo, mette in risalto che la salvezza di Dio in Cristo ha origine nel popolo ebraico. Gesù è il compimento delle speranze e dei sogni di Israele, portando il perdono, la riconciliazione e la guarigione a un popolo spezzato. L’enfasi di Luca sulle radici ebraiche e bibliche di Gesù si manifesta in diversi modi.

Il primo metodo utilizzato per collocare Gesù nel giudaismo è la caratterizzazione di Gesù e dei suoi compagni ed ascoltatori. In tutto il Vangelo, Luca descriverà quelli vicino a Gesù come ebrei pii, osservanti della legge. Si noti, ad esempio, queste raffigurazioni di personaggi importanti nella narrazione dell'infanzia:

Ambedue [Zaccaria ed Elisabetta] erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore (1,6).
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino [Giovanni] (1:59).
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo (2,21).
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore (2,22).
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui (2:25).
… mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo… (2:27).
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser….. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere (2:36-37)
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret (2:39).
I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua (2:41).

Queste rappresentazioni trasmettono la rettitudine  di quegli ebrei che compaiono nell’infanzia di Gesù. “E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto” (1:45) è una adatta descrizione di ognuna di queste persone. Nonostante i suoi dubbi iniziali, Zaccaria confida alla fine nella volontà del Signore (1:63); Elisabetta, piena di Spirito, esclama la sua gioia per la realizzazione dei piani di Dio (1:41-44); Maria è la  serva del Signore che segue la sua parola (1:38); Simeone riconosce che Dio ha mantenuto la sua promessa fatta a lui (2:26,29-30); Anna parla dell'arrivo della redenzione di Israele da parte di Dio (2:38). In un modo o nell'altro tutti "ascoltano la parola di Dio e la osservano", un'idea importante di Luca proveniente da un passo successivo nel Vangelo (11:28).

Potrebbe essere aggiunto qui tra parentesi un commento circa l'atteggiamento dell'evangelista verso gli ebrei osservanti della Torah. In 2:22 si riferisce a Giuseppe e Maria che vanno al tempio di Gerusalemme per la loro purificazione allo scopo di presentare il loro figlio primogenito al Signore. Qui lo scrittore ha commesso alcuni errori riguardo la pratica ebraica. Due riti distinti sono stati combinati in uno solo; la purificazione della madre, che era stata resa impura dal flusso di sangue che accompagna la nascita, non è la stessa cosa dell’offerta del proprio primogenito al Signore. Inoltre, solo alla madre, che aveva partorito di recente era richiesta la purificazione prima del culto del tempio. Il padre non era considerato impuro e non aveva bisogno di essere purificato. Il riferimento di Luca alla loro purificazione mostra che la sua conoscenza delle osservanze ebraiche è alquanto superficiale. La sua mancanza di conoscenza dei particolari di questi riti è la prova della sua discendenza di Gentile. Uno scrittore ebreo non avrebbe commesso simili sbagli.

L’abitudine di Luca di rappresentare la salvezza di Dio che inizia attraverso ebrei osservanti persiste per tutto il Vangelo. Nel Vangelo di Luca la folle in generale sono ritratte più positivamente che negli altri vangeli. Ad esempio, nella scena spesso chiamata  "il rifiuto di Nazaret," i vicini di Gesù sono in un primo momento contenti di quello che dice Gesù nella loro sinagoga, "Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: 'Non è costui il figlio di Giuseppe?'"(Lc 4,22). Questo è del tutto diverso dall’avvenimento parallelo in Marco e Matteo, in cui per tutti gli ascoltatori immediatamente "era motivo di scandalo” (Mc 6:3; Mt 13:57).

[Anche i farisei ricevono per mano di Luca un trattamento in qualche modo migliore, che dagli altri evangelisti. Gesù pranza coi farisei in tre occasioni (Lc 7:36; 11:37, 14:1), anche se le conversazioni che ne derivano non sono molto piacevoli. Alcuni farisei avvertono Gesù che Erode Antipa lo vuole uccidere (13:31).]

La rappresentazione favorevole della gente in generale si manifesta anche nel puro e semplice numero di persone che seguono Gesù. Come il Vangelo procede, Luca si spinge quasi ad usare il superlativo per descrivere le loro file ingrossate. Egli è il Cecil B. DeMille degli evangelisti:

Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù,stando presso il lago di Gennèsaret ......(5,1).
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie (6,17).
Al suo ritorno, Ges ù fu accolto dalla folla, perché tutti erano in attesa di lui (8:40).
Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona” (11,29).
Intanto si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda  (12,1).
Una folla numerosa andava con lui (14:25).

È da notare che nel Vangelo di Luca la gente è  qualche volta descritta di cercare Gesù per ascoltarlo. In Marco, la folla semplicemente cercava Gesù per essere guarita. Come sarà discusso più avanti, non tutti coloro che ascoltano Gesù rispondono in modo adeguato agli standard di Luca, ma l'impressione generale che si ha delle persone è piuttosto favorevole. Ciò è particolarmente vero nel racconto della passione:

Lo seguiva [ Gesù mentre viene condotto alla crocifissione] una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui (23,27).
[Dopo che Gesù muore:] Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto (23:48).
Ciò è in netto contrasto con Matteo, che, si ricorderà, attribuì la colpa del sangue della morte di Gesù a "tutto il popolo [fuorviato]” che esclamò "il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli" (Mt 27 : 25).

La predilezione di Luca per la pietà ebraica si estende al suo ritratto di Gesù. Luca raffigura Gesù stesso come un pio ebreo osservante. Inoltre, Gesù è mostrato in preghiera più spesso in questo Vangelo che in tutti gli altri:

Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera … (3,21).
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga (4:16).
Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare  (5:16).
In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici (6:12-13).
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: "Le folle, chi dicono che io sia?" (9:18).
Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare (9:28).
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli " (11:1).
Ogni giorno insegnava nel tempio (19:47).
[A Pietro nell'Ultima Cena:] “… ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito,conferma i tuoi fratelli" (22,32).
Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!"  (22:41-42).
Gesù diceva: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (23:34).
Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo, spirò.
Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: "Veramente quest’uomo era giusto"
 (23:46-47).

Raffigurando Gesù in questo modo, come una sorta di ebreo ideale, Luca sta chiaramente presentando un esempio da seguire da parte della sua comunità cristiana. Proprio come Gesù pregava spesso, così anche, i suoi seguaci dovrebbero essere in frequente. comunione con Dio.  Comunque, questa caratteristica rappresentazione di Gesù contribuisce anche all’immagine di Luca, del radicamento del cristianesimo nel pio giudaismo . Come altre persone sante, Zaccaria, Elisabetta, Giovanni il Battista, Maria, Simeone e Anna, così anche Gesù, prega spesso e osserva le usanze ebraiche.
Questa caratteristica è anche presente nella prima chiesa di Luca, come dimostrano questi pochi esempi:

[Dopo che Gesù ascese al cielo, i discepoli]  tornarono a Gerusalemme con grande gioia  e stavano sempre nel tempio lodando Dio (Lc 24:53).
Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera (At 1,14).
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo (At 2:5).
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo
con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo (At 2:46).
[Notare la continuazione del tema della moltitudine ebraica favorevole. ]
E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato» (At 7:59-60).

Una seconda tecnica  che l'evangelista usa per illustrare la sua convinzione che la salvezza arriva prima agli ebrei è la sua frequente invocazione di temi biblici e immagini.  Mentre Matteo dimostrava una evidente attenzione per le scritture di Israele per mezzo dei suoi passi  "questo era da compiere…”, Luca fa qualcosa di simile in un modo più sottile. Confronta questi versetti :

[Zaccaria e di Elisabetta] non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni …… Ma l’angelo gli disse: "Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni "(Lc 1:7,13)

[L'angelo disse a Maria]"Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio".(Lc 1:36-37)

Il Signore disse: "Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio". Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso della tenda, dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni;….. Allora Sara rise dentro di sé e disse: "Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!". Ma il Signore disse ad Abramo: "Perché Sara ha riso dicendo: 'Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia'? C'è forse qualche cosa d'impossibile per il Signore?" (Gen 18:10-14)

Il tema di una coppia anziana e/ o sterile che riceve la notizia di una nascita divinamente favorita non è limitata  a questi passaggi. Si può trovare anche nella storia di Manoach, sua moglie e il loro figlio Sansone (Gdc 13:2-21), e nella storia di Elkanà, Anna, e il loro figlio Samuele (1 Sam 1:1-28). La somiglianza con queste coppie è accentuata dalle dichiarazioni parallele su come evitare il vino:

“non berrà vino né bevande inebrianti” (Lc 1:15)

"non ho bevuto nè vino né altra bevanda inebriante" (1Sam 1,15)

“né beva vino o bevanda inebriante" (Gdc 13:14)

In tutti e tre i casi i bambini speciali (Giovanni, Samuele, Sansone) sono strumenti nei piani di Dio che si rivelano. Ponendo la nascita di Giovanni il  Battista in questi termini, l'evangelista dimostra ancora una volta all'opera la potenza di Dio che modella la storia. Il Battista, che "andrà innanzi al Signore a preparargli le strade" (Lc 1:76), è strettamente associato da questo scrittore con Gesù, il Salvatore del suo popolo e del mondo intero. Raffigurando Giovanni, attraverso l'uso di motivi biblici, come uno strumento di Dio, Luca ci trasmette anche che la venuta di Gesù è l'obiettivo di tutta questa attività divina.

Questo tratto lucano dei ricorrente modelli biblici può essere visto ulteriormente prendendo in considerazione la struttura delle nascite di Giovanni e di Gesù. Notare la disposizione della narrazione dell'infanzia:

I. Annunciazione delle nascite
 A. Annunciazione a Zaccaria (1:5-23)
 che si conclude con la lode di Dio da parte di Elisabetta (1,24-25)
B. Annunciazione a Maria (1,26-38)
che si  conclude con la lode di Maria da parte di Elisabetta  (1:39-45,56)
[aggiunta successiva dell'autore : il cantico di Maria (1,46-55)]

II. Nascite e  imposizioni del nome
A. 1. Nascita del Battista (1:57)
2. La gioia alla sua nascita (1:58)
3.Circoncisione e imposizione del nome del Battista (1:59-66)
[aggiunta successiva dell'autore : il cantico di Zaccaria (1:67-79)];
4. "Il bambino cresceva .. "(1:80)

B. 1. Nascita di Gesù (2:1-7)
2. La gioia alla sua nascita (2:8-20)
2 Circoncisione, imposizione del nome e  presentazione di Gesù (2:21-27, 34-39)
[aggiunta successiva dell'autore : il cantico di Simeone (2:28-33)]
4. "Il bambino cresceva ..." (2:40)

III. Il ritrovamento nel Tempio [probabileaggiunta successiva dell'autore] (2,41-52), che si conclude con "E Gesù cresceva ..." (2:52)

Con questa disposizione l'intenzione dell'evangelista di presentare racconti paralleli di Gesù e Giovanni diventa chiara.  Non è un parallelo esatto in termini di numero di versetti assegnati a ogni persona, né è mai dimenticato che Gesù è nettamente superiore a Giovanni (confrontare 1:32 "Figlio dell'Altissimo", con 1:76 "profeta dell' Altissimo", per esempio). Ma non c'è dubbio che questa disposizione sottolinea sia il compimento dei piani divini che l'origine ebraica della missione salvifica di Gesù .

All'interno di questa struttura sono evidenti molte risonanze bibliche. In particolare, i termini scelti per descrivere la nascita di Gesù sono molto rivelatori :

Il bue conosce il suo proprietario
e l'asino la greppia del suo padrone,
ma Israele non conosce,
il mio popolo non comprende (Is 1,3)

[Salomone racconta :]
Fui allevato in fasce e circondato di cure
nessun re ebbe un inizio di vita diverso. (Sap 7:4-5)

O speranza d'Israele
suo salvatore al tempo della sventura,
perché vuoi essere come un forestiero nella terra
e come un viandante che si ferma solo una notte? (Ger 14:8)

Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme ........Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. (Lc 2:4-7)

"Questo per voi il segno: troverete un bambino
avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia" (Lc2:12)

Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia (Lc 2:16)

E'  solo con la percezione dell'immaginario biblico che Luca impiega  che diviene evidente l'abilità artistica del suo racconto della nascita. L'intera scena è modellata dalla domanda sottintesa : Israele riconoscerà l'arrivo della sua salvezza? La speranza di Israele, il suo Salvatore, arriva come un viaggiatore sconosciuto. Israele ora si accorgerà della "mangiatoia del Signore", o ripeterà  l'ignoranza della generazione lamentata da Isaia?

Arrivano i pastori che custodiscono le loro greggi nei dintorni di Betlemme, come David fece centinaia di anni prima, dopo essere stati istruiti da Dio a cercare una mangiatoia. La ripetizione della parola "mangiatoia" indica l'importanza di questo riferimento scritturistico per l'evangelista. Come il suo celebre e augusto predecessore Salomone, il bambino è avvolto in fasce. E' abilmente trasmessa la totale umanità , e anche la maestà, attraverso cui appare chiara la salvezza.

Coloro che testimoniano questa scena riconoscono la "mangiatoia del Signore"?  Comprendono che il piano di Dio che si svela si sta realizzando davanti a loro?  La reazione dei pastori è ambigua. "Tutti quelli che udivano si stupirono" (2:18), una risposta disorientata che spesso viene descritta sfavorevolmente nei Vangeli. D'altra parte, i pastori " se ne tornarono,glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto" (2:20), un'azione apparentemente positiva da parte loro.

Non ci sono dubbi circa la risposta di uno dei partecipanti a questi eventi, tuttavia."Maria, da parte sua,custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore" (2:19). Queste  parole non esprimono una perplessità , ma piuttosto una profonda riflessione. Esse continuano il ritratto di Maria fatto da Luca come colei che ascolta la parola di Dio e la osserva (1:38; 11:27-28). In questo Vangelo, essa ha riconosciuto chiaramente la salvezza che è apparsa chiara (o la "mangiatoia del Signore"), e fa parte del gruppo iniziale dei credenti dopo la risurrezione: "Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a  Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui" (At 1:14).

In ogni caso, il racconto della nascita è strutturato in modo tale, attraverso l'uso di temi biblici, da affermare una convinzione di base di Luca. La salvezza di Dio arriva prima, come promesso, a Israele. Ma quella venuta presenta una scelta tra fede e mancanza di fede, perché tutti gli ebrei devono decidere autonomamente se riconoscere o meno la "mangiatoia del Signore", la salvezza irrompente del Signore, in questi eventi. Come Simeone predice, "egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele" (Lc 2:34).

Dovrebbe anche essere messo in evidenza che molte di queste scene richiamano la nascita del profeta Samuele. Hannah  la madre di Samuele prorompe in un cantico molto simile a quello di Maria (confronta 1 Sam 2:1-10 con Lc 1:46-55). Samuele è presentato al santuario del Signore al vecchio Eli proprio come Gesù viene presentato al tempio ed appare  il vecchio Simeone (1 Sam 1:24-28). Infine, Samuele è descritto che "andava crescendo  ed era gradito al Signore e agli uomini" (1 Sam 2:26), così come Gesù "cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" ( Lc 2:52; vedi anche 2:40 e 1:80).

Il modo in cui l'evangelista utilizza le scritture di Israele rende chiaro il suo punto di vista.  Dio ha compiuto le sue antiche  promesse a Israele.  Secondo il piano divino, la salvezza è giunta al popolo ebraico, e, attraverso di loro, a tutto il mondo. Mentre il suo uso delle Scritture potrebbe non essere così ovvio per i lettori di oggi, si deve ricordare che Luca stava scrivendo a persone che avevano una molto maggiore familiarità con la Torah, i Profeti e gli Scritti  della maggior parte dei cristiani moderni. Questo è vero anche se il suo pubblico designato era Gentile. Molti dei Gentili ai quali il lavoro di Luca potrebbe essere diretto erano stati precedentemente pagani "timorati di Dio". Queste  "persone pie", prima di aver saputo di Cristo, avevano  ammirato molto il  giudaismo, avevano in qualche misura osservato usanze e feste ebraiche, ed erano al corrente delle scritture sacre ebraiche.  L'evangelista stesso era probabilmente una persona simile. Il loro approccio alla scritture sacre di Israele è sconosciuto ai credenti del ventunesimo secolo, che potrebbero, quindi, perdere l'intenso impatto di espressioni come "giacente in una mangiatoia." La maggior parte dei lettori di Luca del primo secolo non sarebbero così limitati.

Un terzo approccio, con cui Luca comunica che la salvezza irrompe nel mondo attraverso il compimento delle promesse di Dio a Israele, è la serie di dichiarazioni esplicite in tal senso fatte da vari personaggi, soprattutto nei racconti dell'infanzia. Queste dichiarazioni sono più evidenti nel cantici di Zaccaria, Maria e Simeone, e nei vari messaggi angelici:

 [L'angelo su Giovanni Battista:] "perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia ....... per preparare al Signore un popolo ben disposto" (1,15-17).

[Maria proclama:] "Ha soccorso Israele, suo servo,ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre" (1,54-55).

[Zaccaria disse:] "Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo ...... e si è ricordato della sua santa alleanza,del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre" (1:68-70,72-73).

[Simeone gridò:] "Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele" (2:29-32).

Tutte queste dichiarazioni sottolineano il compimento della eterna intenzione di Dio di salvare l'umanità. Zaccaria, Maria e Simeone vedono  che nei fatti di cui sono testimoni, la volontà di Dio è favorita. La salvezza è entrata nel mondo attraverso il popolo ebraico, come Dio ha promesso.

Inoltre, Luca sottolinea che questi eventi si stanno svolgendo secondo i disegni di Dio per mezzo dei vari "segni" di promessa che sono fatti. Come segno del coinvolgimento di Dio Zaccaria è reso incapace di parlare fino a quando al bambino è dato il nome di Giovanni (1:20,64). A Maria è assicurato che la sua parente Elisabetta è incinta (1:36), che poi essa scopre essere davvero il caso (1:40-45). Ai pastori viene detto che troveranno il bambino avvolto in fasce in una  mangiatoia come "un segno per voi" (2:12). E a Simeone era stato promesso che non sarebbe morto "senza prima aver veduto il Cristo del Signore"(2,26). Tutte queste immagini abilmente intrecciate e questi proclami rendono chiaro che la volontà di Dio si svolge in Gesù.

Una Storia di due città

L'evangelista trasmette  le sue idee sulla salvezza anche attraverso il suo uso della geografia. Osservare la posizione delle parti importanti di Luca / Atti:

Gerusalemme

Il Vangelo si apre qui; gli avvenimenti della nascita di Gesù si verificano nei suoi dintorni (1:5-4:13).

Galilea

Il ministero di Gesù avviene solo in questa provincia (4:14-9:50).

A Gerusalemme

Poi egli decide di mettersi in cammino verso la capitale della Giudea (9:51-19:27).

Gerusalemme

Gli avvenimenti alla fine della vita di Gesù accadono qui, compresa la sua morte e la comparsa della resurrezione di  Luca (19:28-24:53). Non ci sono avvenimenti in Galilea come in altri Vangeli.

Gerusalemme

Gli Atti iniziano nella città santa. . L'ascensione, la Pentecoste, la prima chiesa, la morte di Stefano,ecc. tutto si verifica qui (At 1:1-8:3)

A  Samaria

Dopo una dispersione da Gerusalemme,

Ai Gentili

La predicazione inizia in Samaria; Paolo si converte; Pietro è guidato da Dio a battezzare i Gentili (Atti 8:4-12:25).

"Alla fine
 della terra "

Paolo fonda chiese in Asia Minore e in Grecia con la benedizione della chiesa di Gerusalemme (Atti 13:1-19:20).

A Roma

Paolo si predispone ad andare nella capitale dell' impero "globale" Gentile (19:21-28:15).

Roma

 L'opera in due volumi, termina a 28:31 con Paolo nel centro delle nazioni
 "annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti  il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento. "(28:16-31)

La tabella mostra che Luca / Atti  potrebbero ragionevolmente essere soprannominati una "Storia di due città." Gerusalemme domina chiaramente il racconto evangelico, mentre Roma domina il racconto degli Atti. Questa disposizione geografica corrisponde agli interessi teologici di Luca. Il primo volume, il Vangelo, riguarda principalmente la salvezza irrompente per gli ebrei. Gli Atti degli Apostoli, il secondo volume, si concentra sulla diffusione di quella salvezza a tutto il mondo. Questa prospettiva generale, tra l'altro, si armonizza con gli altri due scrittori del Nuovo Testamento. Il Vangelo di Giovanni indica che "la salvezza viene dai Giudei" (Gv 4,22), e l'apostolo Paolo scrive che il Vangelo è la potenza di Dio "per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco " (Rm 1,16). Luca, però, sviluppa questo concetto in un quadro di riferimento intorno al quale ha scritto la sua intera composizione. Una veloce lettura del Vangelo di Luca indica la misura in cui ha reso il suo racconto conforme ai suoi interessi teologico / geografici.

Il Vangelo si apre a Gerusalemme. Quella città, che David conquistò dai Gebusei e dove conservò gelosamente l'arca dell'alleanza come un mezzo per consolidare il suo potere politico, è conosciuta in tutte le scritture di Israele come la città di Davide. Stranamente, Luca applica invece quel titolo a Betlemme (2:4,11), presunto luogo di nascita di Davide (vedi 1 Sam 16:1), un'attribuzione che non si trova in nessun altro scritto. Proprio come la narrazione dell'infanzia di Matteo aveva una preponderanza di paralleli mosaici con Gesù, così Luca evoca una serie di immagini davidiche per lui. Davide, nato a Betlemme, è diventato una sorta di salvatore del suo popolo quando ha compiuto il suo destino in Gerusalemme. Gesù, anch'esso nato a Betlemme, è diventato il salvatore del suo popolo quando ha compiuto il suo destino in Gerusalemme. L'intero racconto della nascita ruota intorno a Gerusalemme. Zaccaria è lì un sacerdote del tempio (1:9), Maria va a visitare Elisabetta in una  "regione montuosa,in una città di Giuda" (1:39), a quanto pare nei pressi di Gerusalemme; Gesù è nato nella "città di Davide ", e viene presentato al tempio poco dopo (2:22).

Lo schema geografico dell'evangelista si manifesta subito prima del ministero di Gesù . Nell'episodio delle tre tentazioni di Gesù da parte del diavolo (4:1-13), Luca altera la sequenza delle tentazioni da quella trovata nella sua fonte "Q" dei detti (confrontare con Mt 4:1-11). In Luca, la finale, ultima tentazione si verifica sul pinnacolo del tempio di Gerusalemme. La prova culminante per stabilire se Gesù rimarrà fedele alla sua missione si svolge nella città che è il punto focale dell' inizio della salvezza.

In linea con la sua preoccupazione di rappresentare Gesù come colui che porta la notizia della salvezza solo ai suoi compagni ebrei, Luca elimina i racconti di Marco sull'attività di Gesù in Betsaida, Tiro e Sidone, e nelle Dieci Città (Mc 6:45; 7:24,31 ). Il ministero di Gesù per Luca è limitato alla Galilea e alla Samaria, che egli attraversa durante il suo cammino verso Gerusalemme.

Il viaggio di Gesù verso il suo destino in Gerusalemme e gli eventi che vi si svolgono oscurano gli ultimi due terzi del Vangelo. Il significato che l'autore attribuisce alla città santa è evidente dai tre versetti che la specificano come l'obiettivo di  Gesù :

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme (9:51)
Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme (13:22).
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea (17:11).

Infine, gli eventi culminanti della crocifissione e risurrezione di Gesù avvengono in Gerusalemme. Luca racconta le  apparizioni del Signore Risorto solo nelle vicinanze di Gerusalemme (24:13-32, l' avvenimento di Emmaus, e 24:50-53, l'ascensione da Betania), o nella città stessa (24:33-49). L'istruzione trovata in Marco 16:7,  "Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro 'Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete come vi ha detto'" (vedi anche Mt 28:7), Luca cambia in  "Ricordatevi come vi parlò, mentre era ancora in Galilea e diceva : 'Bisogna  che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno'" (Lc 24:6). Una dichiarazione sul futuro è stata trasformata in un riferimento al passato. Tutte le tradizioni che non sono in armonia con il quadro geografico di Luca vengono eliminati o adattati.

Questa prospettiva geografica continua negli  Atti degli Apostoli. Il secondo volume si apre appena fuori Gerusalemme. Gesù risorto istruisce i suoi discepoli ad aspettare nella città santa per ricevere lo Spirito Santo (At 1:4-5). Egli poi, in effetti, delinea la struttura del resto del libro:

"ma riceverete la forza  avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra "        (At 1:8).

Gli Atti passano poi a descrivere  la graduale e guidata da Dio diffusione della Chiesa da Gerusalemme, al resto della Giudea, in Samaria, in Siria, Cipro, Asia Minore e in Grecia, e alla fine nella  capitale del mondo conosciuto, Roma. Proprio come nel Vangelo Gesù aveva mirato decisamente a Gerusalemme, così negli Atti Paolo dichiara che deve recarsi a Roma (At 19:21). L'affermazione teologica corrispondente è evidente. La salvezza è entrata nel mondo attraverso Israele, soprattutto nella capitale ebraica di Gerusalemme. Ora, Dio vuole che i popoli Gentili, rappresentati dalla sede imperiale di Roma, siano anche salvati. Questa prospettiva è visibile nella tripla dichiarazione di intenti di Paolo  (in parallelo alle tre frasi destinate a Gerusalemme nel Vangelo):

Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono : "Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore :  Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all'estremità della terra "(Atti 13:46-47).
Ma , poiché essi (gli ebrei) si opponevano e lanciavano ingiurie,egli, scuotendosi le vesti, disse :  "Il vostro sangue ricada sul vostro capo : io sono innocente. D' ora in poi me ne andrò dai pagani "(At 18:6).
[Paolo, parlando agli ebrei a Roma:] "Sia dunque noto a voi  che questa salvezza di Dio fu inviata alle nazioni, ed esse ascolteranno !" (At 28:28).

Dal punto di vista di Luca "andare dai pagani" è fisicamente espresso come "andare a Roma". Tutta la narrazione si estende lungo la penultima scena di Paolo che predica la salvezza nel cuore dell'impero pagano.

Questo, ovviamente, corrisponde alla situazione della comunità dell'evangelista a metà degli anni '80. I decenni precedenti hanno testimoniato la graduale trasformazione di ciò che era stata inizialmente una  setta giudaica in un movimento più distinto che stava sempre di più incorporando i Gentili nei suoi ranghi. Luca vuole dimostrare che questo sviluppo è stato pianificato e guidato da Dio. I suoi compagni di fede non dovrebbero sentire che la loro fede è in qualche modo non valida a causa della separazione dal giudaismo. Anche se egli crede che la salvezza universale è scaturita dalla alleanza di Dio con Israele, Luca afferma con forza che la Chiesa ha progredito secondo il disegno eterno di Dio.

Va sottolineato che sebbene Luca creda nel primato di Israele - in altre parole, che la salvezza viene prima per gli ebrei e poi ai pagani - sente anche che il principale rappresentante della salvezza del mondo è ora la chiesa Gentile in espansione. Ciò è particolarmente evidente negli Atti dove gli ebrei sono spesso rappresentati come violentemente ostili alla Chiesa e dove ci sono diversi riferimenti a "voi" [ebrei] che crocifissero Gesù (At 2:36; 5:30, 7:52, ad esempio) . La superiorità della Chiesa si manifesta anche attraverso lo spostamento nella  priorità geografica da Gerusalemme a Roma.

Questa prospettiva scaturisce naturalmente dalla situazione di Luca. Egli scrive quando i cristiani sono sempre di più Gentili, quando la madre-chiesa di Gerusalemme non c'è più, quando vi è opposizione alla Chiesa da parte di alcuni ebrei, e quando sta diventando vantaggioso per la Chiesa  prendere le distanze dagli ebrei agli occhi di Roma (vedi sotto). Eppure, mentre Luca a volte impiega la stridente polemica che si verifica anche in Matteo, la sua critica del giudaismo è temperata da un ovvio rispetto per i pii ebrei da cui nacque il cristianesimo. E 'attraverso il Gesù ebreo, attraverso i suoi antenati ebrei, e i suoi apostoli ebrei che la salvezza è giunta ai Gentili.

Luca non ha alcun desiderio di condannare quegli ebrei che, a suo tempo, non sono arrivati a credere che Gesù ha portato la salvezza. Luca tende a esprimere sia dolore che speranza sugli ebrei non cristiani. Consideriamo questi tre passaggi, che sono unici al Vangelo di Luca:

E lui disse questa parabola: "Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: 'Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?'. Ma quello gli rispose: 'Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai'"  (Lc 13:6-9).

Oltre ad essere un commento sulla necessità di produttività nella vita di un individuo, questa parabola  potrebbe, nel contesto  di Luca, anche fare riferimento a quegli ebrei che non hanno percepito l'alba della salvezza in Cristo. Invece di sradicarli, Luca consiglia pazienza e speranza.

Ancora una volta,  tristezza e perplessità sembrano segnare il punto di vista dell'evangelista su coloro che, avendo i testi sacri di Israele, ci si sarebbe aspettato percepissero le azioni di Dio in Cristo. "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti” (Lc 16:31), dice Abramo nella conclusione della storia del ricco e di Lazzaro.
Infine, è soprattutto rimpianto che caratterizza il lamento di Gesù su Gerusalemme in Luca :

Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa dicendo: "Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata" (Lc 19:41-44).

Scrivendo con una certa conoscenza degli avvenimenti dell'assedio di Gerusalemme da parte dei Romani nel 69-70 CE, l'evangelista esprime dolore, non soddisfazione, per la distruzione della capitale. Questo atteggiamento avrebbe senso se Luca fosse davvero un Gentile "timorato di Dio" che aveva molto ammirato l'ebraismo anche prima di conoscere Gesù. Egli si rammarica che, non avendo riconosciuto il portatore della vera pace , gli abitanti di Gerusalemme si sono condannati alla guerra e alla morte. Egli prega che il Padre vorrà perdonare loro (23,34) il loro fallimento.

La reverenza  e la stima di Luca per le radici ebraiche del cristianesimo, tuttavia, non lo distraggono dalla sua altra forte convinzione.  Il tempo della Chiesa è a portata di mano e la salvezza deve essere diffusa in tutto il mondo.

La salvezza delle Nazioni

Le considerazioni geografiche sottintese in  Luca / Atti potrebbero far supporre che lo scrittore è altrettanto interessato al significato di Cristo per i Gentili come  è con il suo radicamento  in Israele. Questo interesse è visto nella sua genealogia di Gesù (Lc 3:23-38), che è significativamente diversa da quella di Matteo (Mt 1:1-17). L'albero genealogico di Luca si estende all'indietro da Giuseppe fino ad  "Adamo, figlio di Dio" (3:38).    Come discendente ideale del padre di tutta l'umanità, Gesù porterà benedizioni a tutti i figli di Adamo.

Tuttavia, Luca  vuole anche dimostrare alle autorità dell'Impero Romano che il cristianesimo è una religione legittima e degna di rispetto imperiale. Ricordiamo le circostanze storiche in cui Luca scrive. Egli sta componendo il suo lavoro poco più di un decennio dopo la guerra ebraico-romana. I romani hanno poca simpatia per gli ebrei ribelli che si sono dimostrati essere  avversari così turbolenti.  Così tanto i romani stimarono la loro vittoria finale sopra i rivoluzionari ebrei da costruire un monumento nella capitale imperiale. L'Arco di Tito, raffigurante scene del saccheggio di Gerusalemme, può ancora oggi essere visto a Roma.

Un romano potrebbe avere difficoltà a distinguere tra cristiani gentili, cristiani ebrei ed ebrei. Per lui, potrebbero essere tutti classificati come rivoltosi. Luca, perciò, vuole distanziare il cristianesimo dal giudaismo,  ed assicurare i romani che questa religione non è una minaccia per l'autorità romana. Il suo interesse di guadagnare l'ammirazione e il rispetto dei romani per il cristianesimo è evidente in tutto il suo Vangelo.

I riferimenti a Roma si verificano già nel secondo capitolo del Vangelo. L'evangelista descrive un censimento di tutto il mondo ordinato da Cesare Augusto (2:1). Come già accennato, non ci sono prove che un tale censimento abbia mai avuto luogo. La datazione di Luca su di esso mentre Quirinio era governatore (2:2) ed Erode re (1:5) è impossibile dato che Erode morì dieci anni prima che Quirinio assumesse il governatorato. Il censimento serve allo scopo narrativo di portare Giuseppe e Maria a Betlemme, dove la tradizione dell'evangelista colloca la nascita di Gesù .

 (Ricordate che Matteo ritrae Giuseppe e Maria come residenti di Betlemme [Mt 2:1,10] e non ha avuto questa difficoltà. Egli, tuttavia, ha dovuto portare la famiglia a Nazareth dove era noto che Gesù sarebbe cresciuto [Mt 2: 22-23].)

Sembra che Luca possa avere qualche conoscenza limitata su un censimento della Giudea, ordinato da Quirinio nel 6-7 CE Questo censimento non avrebbe riguardato il Nazareno Giuseppe e Maria come Luca descrive, né avrebbe richiesto alle persone di viaggiare fino ai paesi ancestrali. Ma anche se l'evangelista non sapeva la data esatta o i dettagli di questo censimento, potrebbe essere stato al corrente del fatto che l'ordine di Quirinio fu la scintilla per la sanguinosa rivolta guidata da Giuda il Galileo. Questa rivolta fu l'inizio del movimento zelota che alla fine provocò la guerra giudaico-romana nel 66. Rappresentando la coppia galilea, Giuseppe e Maria, conformarsi obbedientemente ai comandi dell'imperatore Augusto, l'evangelista sta indicando che il cristianesimo è stato sottomesso a Roma fin dai suoi primi inizi. Esso non è un movimento rivoluzionario, ma una tradizione pacifica, rispettosa della legge. Il censimento serve quindi al duplice scopo di soddisfare le esigenze geografiche del racconto dell'infanzia di Luca , nonché promuovere il corteggiamento dell'evangelista del favore romano.

Il fatto che lo scrittore dica che Cesare Augusto ordina il censimento è anche significativo. Sotto il regno di Augusto, prevalse un lungo periodo di relativa pace . Furono comuni i monumenti alla Pace di Augusto in tutto il mondo greco-romano, molti che si riferivano a lui come "dio" e "salvatore". Il suo compleanno, il 23 settembre, fu ampiamente celebrato, e si diceva essere "l'inizio delle buone notizie , attraverso di lui, per il mondo". Vi sono indubbiamente echi di queste idee nel messaggio angelico ai pastori alla nascita di Gesù:

"Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.....Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama"(Lc 2:10,14).

Sicuramente, l'evangelista sta esprimendo in termini familiari ai suoi lettori che il bambino nato durante la Pace di Augusto è il vero salvatore del mondo, la cui venuta è la definitiva buona notizia per il mondo. In un certo senso egli usa la terminologia della propaganda romana per promuovere le sue convinzioni. Il mondo romano dovrebbe rendere omaggio al divino portatore dell'autentica pace.
Un centurione romano è il principale personaggio, anche se assente,  in una guarigione raccontata nel settimo capitolo. A differenza della versione parallela di Matteo di questo avvenimento (Mt 8:5-13), il centurione di Luca non viene personalmente ma invia degli intermediari per chiedere a Gesù di guarire il suo schiavo morente:

Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: "Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –,perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga" (Lc 7:2-5).

Dopo che Gesù si incammina, appaiono degli amici del centurione riferendo che egli non si considera degno che Gesù venga da lui. Egli chiede che Gesù dica soltanto una parola e si sarebbe verificata la guarigione. Il centurione, come uno che ha l'autorità,  riconosce tutti coloro che possiedono autorità (7:6-8).

E' interessante che secondo Luca  il centurione avvicina  Gesù attraverso intercessori ebrei. Questa è evidentemente un'altra manifestazione del principio di Luca che la salvezza arriva ai Gentili attraverso gli ebrei. La caratterizzazione del centurione (che è assente dal racconto di Matteo) come uno che ama Israele, ed è un patrono della sinagoga locale è anche degno di nota. L'evangelista sta trasmettendo ai romani del suo tempo che il rispetto per l'ebraismo, se non per i ribelli ebrei, è ammirevole. Qualsiasi romano che riconosce la verità del culto ebraico di un solo Dio sarà pronto a riconoscere l'autorità divina presente nel Cristo di Dio.

Un altro romano è menzionato nel 13:1-3:

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: "Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo".

Anche se è impossibile mettere in relazione con certezza le morti discusse in questo passo ad un evento storico noto, questa è probabilmente la sola descrizione di Pilato in tutti e quattro i vangeli, che è conforme alle caratterizzazioni extra-bibliche di lui. Simili fonti presentano la linea politica del  prefetto romano come a volte spietata. Per ragioni da esplorare poi, gli evangelisti tendono a ritrarre Pilato nelle narrazioni della passione in una luce più favorevole di quella probabilmente valida dal punto di vista storico.

È degno di nota in questo passo che Gesù, un Galileo, non reagisce alla notizia con rabbia denunciando Pilato come un tiranno assetato di sangue. Dal momento che la Galilea era considerata dai romani essere un focolaio di rivoluzione, la risposta di Gesù è un po' inaspettata. Invece di emettere una dichiarazione politica, Gesù afferma da un punto di vista religioso la necessità del pentimento e di produrre frutti (13:4-9). Chiaramente, il Gesù di  Luca non è un insorto, né dovrebbe essere considerato un nemico di Roma. Egli è il portatore del modo di vivere salvifico di Dio.

Allo stesso modo, la risposta di Gesù alla domanda sul pagare il tributo a Cesare non è provocatoria , almeno superficialmente.  "Rendete dunque quello che è di Cesare a Cesare e quello che è di Dio a Dio" (20:25) non sarebbe considerata ribelle da un romano. Tuttavia per orecchie ebraiche, abituate a considerare solo Dio o reggenti divinamente consacrati come  gli unici legittimi re, le parole di Gesù potrebbero essere intese come banalizzare la pretesa di Cesare a qualcosa.  Ancora, che la frase  è ben lontana  dal voler promuovere una  rivolta violenta o una protesta fiscale.

Il racconto della passione dimostra chiaramente la  preoccupazione di Luca di ottenere  l'amicizia dell'Impero.  Dopo aver ascoltato le accuse contro Gesù, Pilato gli chiede se lui è il "re dei Giudei", un titolo con evidenti connotazioni rivoluzionarie (23:3). La risposta di Gesù è quasi una negazione dell' accusa. Egli non affronta affatto la domanda di Pilato, cosa che, nella giurisprudenza romana, equivale ad una ammissione di colpa. Tuttavia, Pilato giudica innocente Gesù.  Egli proclamerà Gesù innocente per un totale di tre volte nel corso del procedimento:

Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: "Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna" (23:4).
Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: "Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte.  Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà" (23:13-16).
Ed egli, per la terza volta, disse loro: "Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà" (23:22).

Nonostante il fatto che Gesù è crocifisso dai romani con l'accusa, "Costui è il re dei Giudei" (23:38), Luca sottolinea che il prefetto romano ha dichiarato Gesù innocente dell'accusa di ribellione. Ciò è piuttosto dubbio storicamente, ma dal punto di vista dell'evangelista è importante che Gesù non debba essere considerato un agitatore ribelle dai romani contemporanei. Gesù certamente è stato crocifisso dai Romani, sì, ma egli fu giustiziato ingiustamente. Non dovrebbe essere considerato come un pericoloso rivoluzionario, a dispetto delle apparenze iniziali.
Ciò è sottolineato con forza dal cambiamento di Luca della battuta finale del Vangelo di Marco. Lì il comandante del plotone di esecuzione , dopo aver visto Gesù morire, esclamava che egli era veramente Figlio di Dio (Mc 15,39). Tuttavia, la scena di Luca è del tutto differente :

Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: "Veramente quest’uomo era giusto" (o innocente) (23:47).

Che l'innocente, giusto Gesù sia stato ucciso ingiustamente giusto è riconosciuto da un soldato romano. Luca insiste sul fatto che la Chiesa fondata da questo giusto Gesù non è una minaccia per l'impero romano. Esso, inoltre, è "innocente". Tale circostanza è stata comprese da quei romani che erano presenti al processo di Gesù e all'esecuzione.

Questa testimonianza da parte di personaggi romani continua nel proseguimento del Vangelo, gli Atti degli Apostoli. Dimostreranno questo alcuni brevi riferimenti. E' un centurione romano, Cornelio, il Gentile che per primo viene battezzato nella comunità di Gesù (10:1-48). Il proconsole romano di Acaia , Gallione, si rifiuta di ascoltare le accuse che Paolo ha violato la legge predicando Cristo (18:12-16). Soldati romani salvano Paolo che viene picchiato da una folla ebraica nel recinto del tempio (21:30-32). Lo salvano di nuovo da un violento tumulto nel consiglio ebraico (23:10). Il tribuno romano allora invia Paolo al governatore, Felice, scrivendo che "non c'erano a suo carico imputazioni meritevoli di morte o di prigionia" (23:29). Paolo è portato via  di notte a Cesarea sotto la protezione dei romani (23:31-33). Il suo caso è alla fine sentito dal re Erode Agrippa e dal governatore romano Porcio Festo che dichiarano: "Quest'uomo non ha fatto nulla che meriti la morte o le catene" (26:31).
Luca vuole senza dubbio  convincere le autorità romane del suo tempo che il cristianesimo è una religione  pacifica e legittima. Dopo tutto, le autorità imperiali avevano perseguitato i cristiani a Roma nel 64-66 C.E., e avrebbero potuto farlo di nuovo. Tuttavia, egli è anche motivato dalla sua fede che Cristo ha portato la salvezza a tutto il mondo.  I romani, così come gli altri Gentili, deve imparare che la salvezza  è loro. Ora dobbiamo considerare che cosa l'evangelista intende per la salvezza e anche come egli sente che Gesù ha portato questa salvezza nel mondo.

Il portatore  di completezza e pace

Il periodo del ministero di Gesù rappresenta, per Luca, il momento cardine nella storia umana. Preceduta da quella che potrebbe essere definita "Epoca di Israele" e seguita dall' "Epoca della Chiesa", la  vita di Gesù è per Luca quel periodo cruciale in cui apparve la salvezza. Notare  la peculiarità della presentazione di Luca  di questo detto :

"La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi" (Lc 16:16).

Chiaramente, Luca ritiene che le attività introduttive del Battista  segnano una svolta epocale. La preparazione per la salvezza universale, che era, secondo Luca, lo scopo della precedente storia ebraica, ha raggiunto il punto culminante  con l'arrivo di Gesù.

La fase conclusiva del ministero di Gesù appare negli Atti immediatamente prima dell'ascensione di Gesù.

Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: "Signore,  è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?". Ma egli rispose : "Non spetta a voi conoscere  tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra "(At 1:6-8).

Il tempo della Chiesa è iniziato. I credenti in Gesù non devono pensare troppo al fine ultimo delle cose. Piuttosto, essi devono diffondere al mondo la notizia della salvezza di Gesù.

Quale aspetto di Gesù ha provocato conseguenze così importanti?  In qualche modo il Gesù di Luca  ha portato a compimento e anche  avviato un processo che interessa tutta la storia umana. Qual è la natura della salvezza che Gesù ha introdotto?  Intuizioni a questo riguardo possono essere ottenute considerando l'effetto che Gesù ha sulle varie persone che incontra nel Vangelo. Costantemente Gesù è rappresentato come portatore di  pace, nel senso della parola ebraica shalom. Egli porta una pienezza, una completezza che produce gioia, appagamento e amore.

Così, l'araldo di  Gesù , Giovanni Battista, è descritto come un profeta che andrà " innanzi al Signore a preparargli le strade ... e dirigere i nostri passi sulla via della pace "(Lc 1:76,79). L'angelo annuncia ai pastori che la pace è spuntata con la nascita di Gesù (2:10-11,14). La presenza stessa del bambino Gesù porta la pace nel cuore di Simeone (2:29-30).

Il ministero del Battista è rappresentato come la guarigione di tutti gli alti e bassi, di tutti gli aspetti distorti e difficili della vita (3:4-6).  Il ministero di Gesù si caratterizza come la liberazione dei poveri, dei prigionieri, dei ciechi e degli oppressi (4:16-21).  Gerusalemme è compianta  per non aver riconosciuto "quello che porta alla pace"  (19:42).  In breve, in tutto il Vangelo di Luca, sia la predicazione di Gesù  che i suoi miracoli guariscono fisicamente e spiritualmente.   Le guarigioni fisiche abbondano sia nel Vangelo, che anche negli Atti, tramite i discepoli di Gesù.  Queste cure, però, sono solo un aspetto della completezza integrale e della pace interiore che Gesù porta sia ai singoli che alle comunità.

Tre scene straordinarie nel racconto della passione illustrano i vari aspetti dell'atmosfera di guarigione che circonda il Gesù di Luca. Tutti i Vangeli notano  che l'orecchio di uno schiavo del sommo sacerdote è stato tagliato da qualcuno che brandiva una spada (Mc 14:47; Mt 26:51; Lc 22:50; Gv 18:10). Tuttavia, è solo nel Vangelo di Luca che si legge che Gesù " toccandogli l'orecchio, lo guarì "(22:51). La sola presenza di Gesù è sufficiente a produrre questo inverosimile effetto collaterale del suo processo, un passo che si trova solo nel Vangelo di Luca:

In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia (23:12).

Allo stesso modo, mentre gli altri vangeli sinottici affermano che quelli condannati con Gesù lo oltraggiarono (Mc 15:32; Mt 27:44), solo Luca presenta questa scena:

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!". L’altro invece lo rimproverava dicendo: "Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male". E disse: "Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso"  (Lc 23:39-43).

Questa vittima pentita, allora, è resa spiritualmente un tutto dalla presenza di Gesù. Egli  unisce gli altri testimoni, Pilato, il centurione, e la folla, nel riconoscere l'innocenza di Gesù. Questi tre avvenimenti propri di Luca dimostrare l'ampiezza  della presenza salvifica di Gesù . Egli guarisce fisicamente, relazionalmente  e spiritualmente. Egli porta una totalità, un completo benessere e pace a tutti coloro che concedono di essere toccati dalla sua vita. La sua morte, in particolare, comporta un "perdono dei peccati", che concilia tutte le persone tra loro e con Dio.

Questa enfasi su Gesù, come il Salvatore che guarisce si manifesta in molti modi in Luca / Atti. Particolarmente degno di nota è la preoccupazione di Luca  per i poveri e gli esclusi, per le donne e per i discepoli. In tutto il Vangelo vi sono passi che denotano un interesse di Luca verso i poveri e i disabili, e le conseguenti responsabilità dei ricchi:

[Il Signore]ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote (1:53).
[Giovanni] rispose loro: "Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia
altrettanto" (3:11)
Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio (4:18).
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: "Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio..... Ma guai a voi, ricchi" (6:20,24).
"Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia."(7:22).
Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?". Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio" (12:20-21).
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti.  (14:13-14).
"Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi" (14:21)
Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco. Quando Gesù lo vide così triste, disse: "Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio" (18:23-24).
Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto". Gesù gli rispose: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza ..." (19:8-9).

Luca ha seguito la tradizione che Gesù durante il suo ministero si era interessato degli emarginati della sua società ed ha applicato ciò alla sua comprensione del discepolato e, forse, in relazione ad alcuni problemi nella sua chiesa. A differenza di Matteo, per esempio, egli non spiritualizza le beatitudini, che ha ricevuto dalla fonte Q. Egli è più interessato a benedire coloro che sono "affamati" (Lc 6:21) che coloro che "hanno fame e sete della giustizia" (Mt 5:6). L'evangelista loda coloro che sono generosi verso i poveri, come Zaccheo, ma è molto critico verso coloro che accumulano ricchezza. Forse questo riflette la situazione della chiesa di Luca. Può essere che quella di Luca sia una comunità ricca che l'evangelista ritiene non aiuti adeguatamente i poveri. Forse i cristiani ricchi sono discriminati rispetto ai credenti poveri (una situazione che Paolo affrontò in 1 Corinzi). In ogni caso, l'attenzione per gli emarginati della società nel Vangelo di Luca è un altro riflesso della guarigione e del risanamento portati dal Gesù di Luca.

Alle donne viene data una speciale considerazione nel Vangelo di Luca. Oltre al significativo numero di guarigioni di donne (soprattutto 7:37-50) e di parabole che coinvolgono le donne, ci sono anche riferimenti a donne che svolgono ruoli di discepolato:

In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni (8:1-3).

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: "Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". Ma il Signore le rispose: "Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta" (10,38-42).

Questi due passi si trovano solo nel Vangelo di Luca. Il primo descrive chiaramente le donne come seguaci di Gesù, anche se la parola "discepolo" non è direttamente impiegata. Queste donne rimangono fedeli nella loro devozione a Gesù, come  "le donne che lo avevano seguito dalla Galilea" testimoniano la morte di Gesù '(23:49) e la sepoltura (23:55), e sono le  prime a rendersi conto della risurrezione (24 :1-11 ,22-23). L'abitudine di donne sposate e non di viaggiare con Gesù e i suoi discepoli maschi sarebbe scandaloso per  alcuni dei contemporanei di Gesù . La presenza femminile sottolinea l'affermazione di Gesù che la pace del regno è per tutti.

Il secondo passo ritrae inequivocabilmente Maria nella posizione di un discepolo che siede ai piedi del maestro e ascolta le sue parole. L'avvenimento afferma con forza che è davvero giusto per una donna di essere un discepolo di Gesù. Ella non è confinata in tipi di servizi "femminili". Il suo diritto di essere un discepolo "non le sarà tolto". Indicano questi versetti che il ruolo delle donne nella Chiesa è un problema per la comunità di Luca o in altre chiese di cui egli è a conoscenza? Non ci sono abbastanza prove per essere certi, ma sicuramente l'evangelista starebbe sostenendo la necessità  dell'inserimento delle donne nelle attività ecclesiali. A questo proposito, notare che ci sono molte donne negli Atti che vengono rappresentate come discepole: ci sono donne presenti quando arriva lo Spirito (At 1:14; 2:1), una donna "discepola chiamata Tabithà" muore e viene resuscitata da Pietro (9:36-42), una donna di nome Maria, ospita i credenti perseguitati nella sua casa (12:12), una donna di nome Lidia è battezzata e offre ospitalità a Paolo e ai suoi compagni (16:14-15,40), una donna di nome Priscilla, e suo marito Aquila, viaggiano con Paolo e insegnano ad Apollo la via del Signore con maggiore accuratezza (18:18,26), e le quattro figlie di Filippo, uno dei Sette, profetizzano (21:8-9 ). Che sia o no Luca un fautore del discepolato delle donne, non vi è dubbio che egli spesso rappresenta  donne  guarite o rese abili dalla presenza di Gesù, e, più tardi, dagli apostoli.

La presentazione dei Dodici è influenzata anche dalla concezione di Luca di Gesù come Salvatore che guarisce. Egli elimina completamente la rappresentazione negativa dei discepoli che fa Marco. Ciò è molto più evidente nel racconto della passione. Mentre Marco ha mostrato Pietro, Giacomo e Giovanni che per tre volte mancano di vegliare mentre  Gesù prega (Mc 14:33-34,37-41), Luca riferisce solo di un sonnellino da parte dei discepoli e rende del tutto incomprensibile la frase : "Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza "(Lc 22:45). L'affermazione di Marco che "Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono" (Mc 14:50) è del tutto assente in Luca. In effetti, Luca sostiene che i testimoni dell' esecuzione di Gesù comprendevano le donne "e tutti i suoi conoscenti" (23:49) ! Questo a quanto pare significa i discepoli di sesso maschile e i Dodici, un'affermazione che contraddice nettamente le tradizioni presenti in tutti gli altri vangeli. Luca, comunque, non è interessato alle mancanze e alle polemiche dei primi credenti. Egli è più interessato a mostrare come la presenza risanatrice di Gesù ha toccato le loro vite,   rendendoli potenti predicatori e guaritori a pieno diritto.

Allo stesso modo, negli Atti Luca evita per quanto possibile riferimenti  a conflitti interni alla Chiesa e a manchevolezze.   Sebbene le lettere di Paolo chiariscano che le cose erano ben lontane  dall'essere sempre armoniose, Luca preferisce scrivere:

Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune;   vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e,  spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati (At 2:44-47).

Questa rappresentazione di una comunità "salvata" rivela molto. Essi sono salvati da tutte le forze distruttive che allontanano  le persone gli uni dagli altri. Essi sono guariti dalle divisioni dovute alla situazione finanziaria individuale. Essi sono liberati dai morsi della fame, e non sono nel bisogno. Essi sono uniti nella loro letizia e gioia verso Dio. Essi sono stati liberati dal dominio del peccato, un dominio che non li affligge più con malattia, fame, povertà,  odio, inimicizia, e infelicità. La loro pace piena di amore è la salvezza che è diventata loro  a causa di Gesù, il Salvatore che guarisce.
La chiesa di Luca  può essere certa che questa salvezza continuerà a diffondersi ,  perché lo Spirito Santo è stato il primo motore di tutti gli avvenimenti che Luca/Atti hanno raccontato. Così come lo Spirito guidò e toccò  il Battista (Lc 1:15), Maria (1:34), Elisabetta (1:41), Simeone (2:25-27), Gesù (3:22; 4:1,18 ; 10:21; At 1,2), i primi credenti (At 2:1-4; 4:31), i primi missionari (8:29,39), Pietro (4:8;10:38-47; 11:12.15), il Consiglio degli  Apostoli (15:28), e Paolo (13:2-4; 16:6-7; 19:21; 20:28), così anche lo Spirito guiderà e toccherà  i cristiani della chiesa di Luca. Il  piano divino di Dio di salvare l'umanità è stato realizzato da Gesù, e la sua attuazione è ancora diretta dallo Spirito Santo che prevale su tutto. Coloro che vivono nella pace di  amore che porta completezza e la comunità diffonderanno la salvezza di Dio a tutto il mondo.

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Traduzione dall'originale in inglese di Maria Brutti

La scrittura dei vangeli 1 - Introduzione
La Sapienza Vivente di Dio: Il ritratto del Gesù di Matteo
Il Figlio dell’Uomo Sofferente: il ritratto di Gesù in Marco

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Philip A. Cunningham, Ph.D.

Professore e direttore dell’ Institute for Jewish-Catholic Relations della Saint Joseph's University di Philadelphia; membro del Council of Centers on Jewish-Christian Relations, del Christian Scholars Group on Christian-Jewish Relations, dell’International Council of Christians and Jews (secondo vice-presidente), della Catholic Biblical Association of America e webmaster di Dialogika, sito di risorse sulle relazioni ebraico-cristiane (http://www.ccjr.us/dialogika-resources)

Un sentito ringraziamento al professor Cunningham per aver messo a disposizione di Bibbiaparola.it il materiale tradotto in italiano.

 

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