XXII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 5-26 Ottobre 2008 - Kidane YEBIO, Vescovo di Keren (ERITREA)

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YEBIO, Kidane

Città del Vaticano       11/10/2008

Come è noto, sin dai primordi la Chiesa considera l’Antico Testamento parte e pezzo dell’unica Bibbia cristiana e parte integrante della Rivelazione. Pertanto, la Bibbia è legata in modo unico alla Parola di Dio. La Bibbia stessa testimonia l’identificazione intenzionale della Parola di Dio con la Scrittura. La Parola di Dio, così come viene descritta nella Lettera agli Ebrei 4, 12-13, è una realtà viva ed efficace, è eterna (Is 40, 8), onnipotente (Sap 18, 15), una forza creativa (cf Gen 1, 3 ss) e dà origine alla storia. Questa Parola è la Parola di Dio che è Gesù Cristo, Dio e Uomo. Il Figlio è il Verbo Eterno, sempre presente in Dio, perché Lui stesso è Dio (cf Gv 1, 1).
La conoscenza dell’Antico Testamento come Parola di Dio appare come la vera sfida del tempo attuale nei termini del suo rapporto con il mistero di Cristo e con la Chiesa. Nonostante le numerose traduzioni della Bibbia in lingue diverse, la distribuzione gratuita o meno della Bibbia, l’Antico Testamento continua ad essere la parte meno letta della Bibbia e la meno compresa nel nostro mondo cattolico. L’ambiente della lettura è diverso a seconda delle circostanze.
A livello individuale: molti sono riluttanti ad affrontare i passi dell’Antico Testamento che appaiono incomprensibili, sicché questi vengono scelti arbitrariamente o non letti affatto.
A livello della comunità o della parrocchia: in alcune Chiese, nelle pratiche liturgiche, non vi sono disposizioni riguardo alle letture dell’Antico Testamento, pertanto anche nelle omelie è difficile ascoltare questa parte della Parola di Dio.
Questa situazione richiede dunque con urgenza le seguenti misure:
- Preparare il clero, i religiosi e i catechisti, affinché conoscano meglio la Bibbia nella sua integrità.
- Tradurre la Bibbia nelle lingue locali e incoraggiare i fedeli a leggerla individualmente, in famiglia e in comunità.
- Sviluppare una formazione incentrata sulla lettura dell’Antico Testamento tenendo presente Cristo, la quale riconosca il legame tra i due Testamenti e il valore permanente dell’Antico Testamento (DV nn. 15-16).
- Introdurre la lettura dell’Antico Testamento nelle pratiche liturgiche, mentre le omelie dovrebbero includere riferimenti all’Antico Testamento alla luce del Nuovo Testamento, che proclama sempre che l’Antico Testamento è fondamentale per la comprensione del Nuovo Testamento, così come testimoniato da Gesù stesso nell’episodio di Emmaus, quando il Maestro “cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24, 27).

[00169-01.04] [IN145] [Testo originale: inglese]

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Inserito 01/01/1970