Cronaca di un cammino: Alla fine del primo giorno

25/09/2019     Ombretta Pisano     21

Alla fine del giorno dell’arrivo in un posto nuovo è difficile riuscire a raccogliere le idee e metterle per iscritto. Tante sono le distrazioni e le sollecitazioni che si è, piuttosto, soggetti passivi: ogni cosa ti si attacca addosso e c’è bisogno di tempo per farla assorbire. La riflessione viene solo in un secondo tempo. Silenzio e tempo sono necessari perché la realtà diventi pensiero, e pensiero sensato, magari.

Comunque, cominciamo. Il giorno della partenza da casa è anche stato il giorno dell’arrivo. Israele è un paese vicino, geograficamente parlando: si raggiunge presto. Sveglia alle 4:00, partenza alle 8.35, con tutte le formalità del caso. Niente di eccezionale, ed è qui che sta la prima eccezionalità. Andiamo in Israele, non in una qualunque altra destinazione. Se ho contato bene, questa dovrebbe essere la mia ottava volta, eppure questa è la prima in cui non vi sono state le formalità di rito che toccano a chi va in Israele: i controlli in area speciale,i brevi “Interrogatori” cui chiunque abbia viaggiato almeno una volta verso quelle parti ,conosce. Il fatto è in parte dovuto alla Compagnia aerea che non è quella di bandiera, ma non solo (come confermeranno alcuni particolari del nostro arrivo).

Questo viaggio, che ci prenderà 16 giorni circa, è diverso dai precedenti. La durata ci consentirà di assaporare il luogo e la realtà nel suo insieme con più lentezza, consentendoci di andare oltre le pietre e gli edifici, per incontrare volti, persone e cercare di entrare nel mistero di una modernità, quella dell’Israele attuale, con i millenni  di storia che ci circondano. Per chi viene da Roma come noi, questo non dovrebbe essere un mistero, è vero, ma per quanto molto simili sotto diversi aspetti, Roma e Gerusalemme sono qui radicalmente diverse: Gerusalemme è una città lanciata verso l futuro, che accetta la sfida globale e sa di condurla con successo: è una città sempre in  cantiere, e da un anno all’altro c’è sempre qualcosa di nuovo.

Così abbiamo deciso di abbandonare il consueto Sherut, il taxi collettivo che solitamente utilizza chi viene dall’estero, e abbiamo preso il treno, non sapendo neanche in quanto tempo ci avrebbe condotti a destinazione. “Con la salita che dovrà fare, andrà lentissimo”. Macché: in 20 minuti si copre la tratta TelAviv-Gerusalemme. Come? In tunnel: la maggior parte del percorso è sotto terra. Quindi, chi vuole fare quest’esperienza deve sapere che non potrà contemplare le colline di Giudea durante il percorso.

Dopo il treno, il tram leggero. Siamo arrivati all’ora di punta e pareva di stare a Roma. Abbiamo aspettato tre tram prima di potere entrare in uno. Ecco un’immagine che ti salva da ogni velleità di venire ad abitare a Gerusalemme e da ogni romanticismo che accompagna l’idea di ‘città santa’! Dalla stazione centrale di Yerushalaim Navon, si prende il tram L1 fino alla fermata di Giaffa, passando davanti ai famosi mercati di Machane Yehuda. Era il mercato dove andavo a fare la spesa nel mio primo soggiorno, quello del 1994, e dove ci fu un attentato gravissimo proprio l’ora del mio arrivo nel secondo viaggio, nel 1997. Come tutti i mercati, un pullulare di folla e merci, un incrocio tra l’idea di suq e un mercato rionale moderno, assai interessante.

Scesi dal tram, una piccola discesa verso il Parco dell’Indipendenza, percorrendo la Shlomo haMelek Street : in un pullulare di gente e soprattutto di giovani e bambini. Una vera confusione che però è diversa da quella romana: è mediorientale. La confusione di stampo occidentale riguarda tutto ciò che esce fuori dai canoni dell’ordine e della disciplina (quindi: Roma = disordine e indisciplina con isole di efficienza) mentre la confusione mediorientale semplicemente non pare avere alcun canone. Si vive e basta, ti piaccia o meno il modo. Una situazione che rivedi anche nelle persone. Sono stata abituata a sperimentare nella gente di qui una certa rudezza, che però non mi disturba perché ho imparato ad aspettarmela e ad accettarla e perché è schiettezza, “pane al pane”,come si dice.

Il resto della giornata non ha permesso di fare molto altro. Arrivati all’alloggio per pellegrini dove resteremo per tutto il nostro soggiorno a Gerusalemme, abbiamo cenato in un ristorante nella famosa Ben Yehuda Street e fatto un’incursione per acqua e biscotti in un supermercato (aperto fino a mezzanotte) mentre alcuni commessi improvvisavano una festicciola di auguri ad una collega, che, colta di sorpresa dagli schiamazzi festosi al suo indirizzo, ha spento la candelina messa in cima ad un vassoio di dolcetti.