Cronaca di un cammino: Da Gerusalemme al Monte Carmelo, via Cesarea Marittima (4-5 ottobre)

06/10/2019     Ombretta Pisano     19

Siamo partiti da Gerusalemme per la via del Nord, precisamente di Haifa, prima tappa verso la Galilea. L’ultimo giorno a Gerusalemme, giovedì, l’abbiamo dedicato alla città, dedicandoci agli incontri. Sono le persone che fanno parlare le costruzioni, i monumenti, le pietre. Sono i nostri incontri che hanno reso Gerusalemme una città vivente; anche per questo abbiamo cercato di viverla come la vivono i suoi cittadini tutti i giorni.

Il primo incontro è stato totalmente casuale. Lo abbiamo fatto al convento francescano della Visitazione, ad Ein Karem, il villaggio della montagna di Giuda dove abitava Elisabetta e dove si è recata “in fretta” Maria per assisterla e condividere con lei il prodigio di una gravidanza che si pensava impossibile. Ein Karem oggi è un quartiere di Gerusalemme, forse il più amato dai suoi cittadini, pieno com’è di verde, alberi, giardini e anche locali dove mangiare o bere.

Dunque, visitando la chiesa superiore del complesso abbiamo incontrato un frate che anno fa abbiamo anche ospitato in casa nostra e che, per ricambiare e per il piacere di essersi ritrovati, ci ha invitato a pranzare con lui. Il 4 ottobre si commemora anche San Francesco, e così abbiamo avuto un altro motivo per fare festa insieme.

Nel pomeriggio, un altro gradito incontro per prendere un tè insieme ad un altro caro amico, di ha fatto concludere questa giornata trascorsa nel segno dell’amicizia. Il modo migliore per congedarsi dalla città. Riconosco tranquillamente che era arrivato il momento di lasciarla, dopo 9 giorni. Abbiamo passato bei momenti, visto cose bellissime, ma si fa più forte, dopo un po’, il richiamo di qualcosa che ci aspetta dopo. Ci aspetta la Galilea, con altri incontri, altre storie, altri luoghi. Gerusalemme resta sullo sfondo, come l’origine, come la madre che si lascia per percorrere la propria strada nella vita.

Siamo arrivati ad Haifa, una tappa intermedia verso la nostra méta Tiberiade, davanti ad un bellissimo mare al tramonto, ma solo dopo avere passato una bellissima giornata presso il Parco di Cesarea Marittima, con le sue splendide rovine bagnate da un azzurrissimo e trasparente Mediterraneo. Una città importantissima, nell’antichità romana, che fu grandemente abbellita e potenziata da Erode il Grande nel 22 aC. che vi si fece costruire un palazzo  (anni dopo, l’abitazione principale di Ponzio Pilato, che si recava a Gerusalemme solo per le feste, com’è stato il caso della Pasqua della passione di Gesù) delle terme, un teatro della capacità di circa 4000 spettatori, un anfiteatro  e un ippodromo che ricorda il Circo Massimo a Roma, che ne conteneva 10.000. Si fece costruire un porto che divenne il principale del Mediterraneo e la città, una vera metropoli amministrativa della Giudea romana, arrivò ad eguagliare e superare la gloria di Gerusalemme.

Cesarea Marittima è importante anche per la storia della diffusione della fede cristiana. Vi era una comunità cristiana frutto dell’azione evangelizzatrice di Filippo, uno dei primi sette diaconi (At 21,8)e che fu visitata anche da Pietro. Fu in quest’occasione che l’apostolo battezzò il centurione Cornelio con tutta la sua famiglia (cf. At 10 e 11) aprendo le porte della fede ai pagani. Anche Paolo vi soggiornò, in prigione, per due anni, in attesa di andare a Roma per essere giudicato come cittadino romano (At 23-26) inaugurando, così, l’evangelizzazione verso i confini dell’Impero.

Il vescovo Teofilo, verso il 195, dispose qui che la Pasqua, fino ad allora celebrata la stessa data degli ebrei, fosse fissata di Domenica. Cesarea, inoltre, fu la patria di Origene e dello storico cristiano Eusebio. Dopo essere diventata un grande centro bizantino e crociato, venne distrutta dai musulmani nel XIII sec. e le sue rovine rimasero sepolte dalla sabbia fino al XIX secolo. Oggi è un parco archeologico frequentatissimo, una località balneare e ricreativa con numerosi bar e ristoranti. Questi interventi recenti, se da una parte  aiutano il luogo a rivivere, dall’altra suscitano qualche perplessità soprattutto sul gusto dello stile di certe strutture addossate alle antiche mura.

Arrivati ad Haifa, una delle città universitarie più importanti di Israele e sesta per popolazione, ci attendono per l’indomani il Monte Carmelo e la figura profetica legata indissolubilmente ad esso: il profeta Elia.