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Decreto sugli Ebrei (Decretum de Iudaeis)
 
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Documento sulle relazioni Ebraico-Cristiane

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Decreto sugli Ebrei (Decretum de Iudaeis)

Segretariato per l’Unità dei Cristiani
Città del Vaticano

Il 18 settembre 1950 papa Giovanni XXIII incaricò il card. Agostino Bea, alla guida del Segretariato per l’Unità dei Cristiani, di preparare una bozza per una dichiarazione sulla relazione della Chiesa con il popolo ebraico, in vista dell’imminente Concilio. Questa prima bozza fu completata nel novembre del 1961 da alcuni esperti che coadiuvavano Bea. Non è mai stata presentata al Concilio.

La Chiesa, sposa di Cristo, riconosce con un cuore pieno di gratitudine che, secondo il misterioso disegno di salvezza di Dio, gli inizi della sua fede e della sua elezione risalgono all’Israele dei Patriarchi e dei Profeti. Così, ella riconosce che tutti i credenti cristiani, figli di Abramo secondo la fede (Gal 3,7) sono inclusi in questa chiamata. Similmente, la sua salvezza è prefigurata, come in un segno sacramentale, dalla liberazione del Popolo Eletto dall’Egitto (liturgia della Vigilia di Pasqua). E la Chiesa, nuova creazione in Cristo (Ef 2,15) non può mai dimenticare di essere la continuazione spirituale del popolo con cui, nella Sua misericordia e graziosa condiscendenza, Dio ha concluso l’Antica Alleanza.

La Chiesa, infatti, crede che Cristo, che è “la nostra pace”, abbraccia ebrei e gentili con l’unico e lo stesso amore e che Egli ha fatto dei due un popolo solo (Ef 2,14). Ella si rallegra dell’unione dei due “in un sol corpo” (Ef 2,16), proclama la riconciliazione del mondo intero in Cristo. Anche se la gran parte del popolo ebraico è rimasto separato da Cristo, sarebbe un’ingiustizia chiamare maledetto questo popolo, perché restano prediletti a causa dei Padri e delle promesse fatte ad essi (Rom 11,28). La Chiesa ama questo popolo. Da essi è sorto Cristo Signore, che regna glorioso nei cieli; da essi è sorta la vergine Maria, madre di tutti i cristiani; da essi sono venuti gli Apostoli, pilastri e bastioni della Chiesa (1Tim 3,15).

Inoltre, la Chiesa crede nell’unione del popolo ebraico ad essa come parte integrale della speranza cristiana. Con fede incrollabile e profonda nostalgia la Chiesa attende l’unione con questo popolo. Al tempo della venuta di Cristo, “un resto scelto per grazia” (Rom 11,5), le vere primizie della Chiesa, hanno accettato la Parola Eterna. La Chiesa crede, comunque, con l’Apostolo, che al tempo stabilito la totalità dei figli di Abramo secondo la carne abbraccerà colui che è la salvezza (Rom 11,12.26). La loro accoglienza sarà un ritorno alla vita dopo la morte (Rom 11,15).

La Chiesa, come una madre, che condanna severamente le ingiustizie commesse contro popoli innocenti ovunque, alza la sua voce contro tutto il male commesso contro gli ebrei, nel passato come nel nostro tempo. Chiunque disprezza o perseguita questo popolo ferisce la Chiesa cattolica.

Fonte: http://www.ccjr.us/dialogika-resources/documents-and-statements/roman-catholic/second-vatican-council/na-drafts/1024-1961

(Traduzione: Ombretta Pisano)

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Documento inserito il 17/03/2014