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Evitare l’antisemitismo

Studiosi del Pontificio Istituto Biblico
Italia

In risposta all’appello del Vaticano di suggerire argomenti da trattare durante il Concilio Vaticano II, diciannove studiosi del Pontificio Istituto Biblico inviarono una lettera con diverse raccomandazioni riguardanti la sacra Scrittura. Di seguito si trova l’estratto della quinta sezione della lettera, sull’antisemitismo. L’originale in latino si trova in:  Acta et documenta Concilio oecumenico Vaticano II apparando. Series antepraeparatoria, (1961), Vol 4, pp. 131-132. Il testo italiano è tradotto dall’inglese.

Si raccomanda: che nel Concilio il problema del popolo d’Israele venga trattato anche tra le questioni riguardanti l’ecumenismo. Certamente i cristiani devono dirsi genuini discendenti spirituali di Israele – autentici eredi della fede di Abramo, “nostro patriarca” e della benedizione di Giacobbe – chiamati dall’Apostolo [Paolo] “l’Israele di Dio” (Gal 6,16) e perciò la professione cristiana deve veramente essere chiamata, come nella liturgia del Sabato Santo, “la dignità di Israele”. Ciononostante, non solo il popolo ebraico non può essere considerato “rigettato” perché parte di esso si era già convertita in quell’epoca (Rom 11,12) ma sappiamo che la stessa parte non credente non rimarrà sempre tale; l’Apostolo frequentemente, definitivamente afferma che quella parte alla fine si volgerà a Cristo (Rom 11,15.25). Questo particolare insegnamento, che appartiene certamente al deposito della fede, in verità non è mai stato dichiarato dal Magistero della Chiesa, ma ora sembra essere di fatto bloccato a causa di non pochi pregiudizi che favoriscono l’antisemitismo.

Che tutti I fedeli siano ammoniti sul fatto che, in accordo con l’esempio della stessa Autorità ecclesiastica, questi modi di parlare di quest’argomento, che possono essere considerati offensivi, devono essere accuratamente evitati.

Spiegazione della raccomandazione: “I documenti più recenti dell’Autorità ecclesiasticasono:

1. Il 19 maggio 1959, la Sacra Congregazione per i Riti ha decretato che vengano apportati cambiamenti nel Messale Romano alle preghiere per la “Conversione degli Ebrei”, n. 8 delle solenni preghiere per il Venerdì della Passione e Morte del Signore”. Questa variazione è stata comunicata agli Ordinari locali direttamente dai Nunzi apostolici e Delegati. Secondo l’edizione Vaticana del Messale Romano la variazione recita: Oremus et pro Iudaeis. ...  Omnipotens semperterne Deus, qui Judaeos etiam a tua misericordia non repellis.”[Preghiamo anche per gli ebrei….”…”Dio Onnipotente ed Eterno, che non rigetti dalla tua misericordia neanche gli Ebrei.”]

2. Il 27 novembre 1959, la Sacra Congregazione per I Riti ha decretato l’abolizione della seguente formula nel Rituale Romano: “Horresce Iudaicam perfidiam, respue Hebraica, superstitionem” [“Respingi l’infedeltà ebraica, rigetta la superstizione degli ebrei.”] (Ephemerides Liturgicae 74 [1960] p. 133).

3. Il 18 luglio 1959, la Sacra Penitenzieria Apostolica stabilì che nell’Atto di Consacrazione del Genere Umano al Sacratissimo Cuore di Gesù fossero omesse le seguenti parole riguardanti il popolo ebraico: “i figli di quella nazione che fu tanto a lungo suo popolo eletto”. (A.A.S. 51 [1959], p. 595).

Ragioni della richiesta.

1. Anche tra molti degli stessi Cattolici vengono fatte non raramente dichiarazioni più o meno vaghe nella catechesi o nella predicazione circa “la maledizione” o “ìl rigetto” o “la responsabilità collettiva” del popolo ebraico come se, per esempio, il popolo fosse condannato a “vagare” fino alla fine del mondo, anche se non è chiaro che la “invocazione” fatta da alcuni ebrei (quelli presenti in quel momento ed in quel luogo) secondo Mt 27,25 fu pronunciata da Dio o, tanto più ora, rimanga sull’intero popolo. Ciò in quanto spesso la Passione di Cristo è raccontata come se gli ebrei soltanto fossero “responsabili” della morte di Cristo, nonostante il Catechismo del Concilio di Trento esplicitamente dichiari che causa della morte di Cristo sono stati i nostri peccati: “In questa colpa sono coinvolti tutti coloro che cadono spesso nel peccato… Questa colpa appare più seria in noi che negli ebrei in quanto secondo la testimonianza dello stesso Apostolo (Paolo) “se lo avessero saputo non avrebbero mai crocifisso il Signore della Gloria (1Co 2,8). Noi, invece, pur professando di conoscerlo, lo rinneghiamo con le nostre azioni e in un certo senso stendiamo le nostre mani violente su di Lui” (Parte 1, art. 4, n. 62).

A. Démann cita innumerevoli testimonianze nei catechismi e in testi apologetici in lingua francese in “Cahiers Sioniens” 6, 1952, numero speciale: “La catéchèse chrétienne et le people de la Bible.”  Per l’abuso, per esempio, del testo di Mt 27:25, si vedano pp. 161-164.

In particolare, l’errore concernente il rigetto definitivo del “popolo eletto” una volta comune tra i protestanti, specialmente calvinisti, si è insinuato anche tra i cattolici: un certo numero, forse molti, anche adesso sono dell’opinione secondo la quale il popolo di Israele è stato rigettato definitivamente, e questo invero è a causa dell’interpretazione erronea di alcuni passaggi nel Nuovo Testamento come, in aggiunta al passo di Mt 27,25 già citato, Mt 24,2 e paralleli; 1 Tes 2,16; Rom 9,22; senza prendere in considerazione né l’ovvio significato di Rom 11,25 in cui si parla del “mistero di Israele”, vale a dire “tutto Israele sarà salvato” (11,26) o di Rom 11,12.15, dove è detto quanto sarà importante questo tipo di conversione per la Chiesa e perché l’accoglienza della parte non credente di Israele sarà “vita dalla morte” (v. 15).

  • Ernestus Vogt, Rector
  • Albert Vaccari, Vice-Rector,
  • Stanislaw Lyonnet, Dean of the Biblical Faculty
  • Alfred Pohl, Dean of the Oriental Faculty
  • Aloysius M. Alonso Schökel
  • Peter Boccaccio
  • Mitchell Dahood
  • Ignatius De la Potterie
  • Raymond Köbert
  • Malachy Martin
  • Francis I. McCool
  • William Moran
  • George Novotny
  • Joachim Patti
  • William Pavlovsky
  • Edward des Places
  • John Simon
  • Joseph Smith
  • Maximilian Zerwick

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Fonte: http://www.ccjr.us/dialogika-resources/documents-and-statements/roman-catholic/second-vatican-council/naprecursors/1277-biblicum1960

(Traduzione a cura di Ombretta Pisano)

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Documento inserito il 13/02/2014