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Interventi sulla Seconda Dichiarazione Sugli Ebrei e i Non-Cristiani - 28 settembre 1964
 

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Interventi sulla Seconda Dichiarazione Sugli Ebrei e i Non-Cristiani - 28 settembre 1964

Padri Conciliari
Città del Vaticano

[Note del traduttore: I primi quattro oratori del 28 Settembre non affrontarono lo schema “Sugli Ebrei e i Non-Cristiani. Questo resoconto inizia quindi con il quinto oratore e è numerato di conseguenza.]

 

ORATORI

5. Sua Eminenza  Achilles Cardinal Liénart

Vescovo di  Lille (France)

Venerabili e carissimi Fratelli,

L’opportunità di  riservare un capitolo completo o almeno un’appendice sulla religione ebraica e le altre religioni non-cristiane nel decreto Sull’Ecumenismo è stato già oggetto di una veemente controversia.  Percepisco nel cuore le ansietà che molti di noi, specialmente i nostri fratelli della Chiesa orientale, sperimentano riguardo a questo tema, a causa delle serie tensioni che esistono in questi giorni  nela scena politica tra Israele e le nazioni arabe nelle quali vivono.

Comunque, se si tratta di un tema religioso, che è solo ciò di cui il Concilio intende discutere, escludendo altri problemi, penso che per ragioni ecumeniche oltre che pastorali il testo proposto debba essere non solo conservato ma anche completato.

Per quanto attiene lo schema sull’Ecumenismo.  Sebbene qui si tratti di una religione non cristiana, tuttavia la religione ebraica  è la stirpe comune e la radice di tutte le chiese cristiane; è l’albero d’olivo nel quale, secondo le parole di S. Paolo, tutti noi, che siamo stati recisi da un olivo selvatico, siamo stati innestati dalla misericordia di Dio.Noi siamo i figli di Abramo e secondo la fede siamo anche eredi della promessa che il Signore ha fatto a lui e al suo seme.  I profeti di questo popolo sono i nostri profeti; i loro salmi costituiscono la nostra preghiera quotidiana; consideriamo i loro libri come divinamente ispirati e intimamente connessi con i nostri libri del Nuovo Tetsamento per esporre completamente la storia della nostra salvezza. A buon diritto sia perciò proclamato, come è nello schema proposto,  che quando il nostro santo fondatore, Gesù il Figlio di Dio, venne fatto uomo, Egli scelse di essere ebreo; che Maria, Sua madre e nostra madre era ebrea; gli apostoli, di cui siamo successori erano anch’essi ebrei, perciò noi certamente noi dobbiamo a questo popolo devozione e reverenza  speciali. In modo sollecito chiedo perciò che i primi quattro paragrafi dell’art. 31 di questa appendice siano mantenuti integralmente nello schema Sull’Ecumenismo.

Per quanto poi attiene la cura pastorale , mi sembra necessario dire di più rispetto a quanto contengono gli ultimi due paragrafi dell’ art. 32.  Infatti non siamo tenuti dal solo motivo della carità quando impartiamo la catechesi e preghiamo la parola di Dio a non considerare gli ebrei come una razza rigettata ma anche dalla esigenza di verità come ci viene mostrato nella Sacra scrittura. I santi apostoli Pietro e Paolo non considerarono il popolo ebraico rigettato. Infatti,  parlando degli ebrei negli Atti degli Apostoli, 2 S. Pietro, dopo averli rimproverati per la crocifissione di Cristo, dice in modo esplicito a loro nel testo non come se fossero stati rigettati, ma sempre chiamati e scelti "Fate penitenza  e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo… e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani.”  Anche lo stesso S. Paolo nella sua Lettera agli Efesini3 scrive che per mezzo della Sua morte “Gesù di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva” (che prima separava gli ebrei dai greci) “per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo… e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo” e nella Lettera ai Romani 4 egli dichiara che Dio è fedele e che  “i doni e la chiamata di Dio sono senza pentimento” anche dopo il peccato; e qui egli espone  in quale modo meraviglioso e misterioso dalla piena disposizione della provvidenza la salvezza degli ebrei sarà inclusa nella storia della Redenzione dopo che la pienezza dei Gentili sarà entrata e così tutti saranno salvi.   Secondo le parole dell’apostolo Paolo, gli ebrei rimangono “ secondo l’elezione carissimi a causa dei loro padri”. Perciò il popolo ebraico non è un popolo rigettato, né noi possiamo considerarlo in nessun modo o trattarlo come tale; piuttosto per essere fedeli alla Sacra scrittura siamo obbligati a esporre con chiarezza l’insegnamento opposto.

La stessa cosa si dovrebbe dire riguardo all’altra accusa che causa anche maggiore afflizione e sofferemza agli ebrei, cioè che siano un popolo deicida.  S, Pietro parla di questa questione nel libro degli Atti in una maniera completamente diversa…5  Certamente rimprovera coloro che lo ascoltano perché “voi avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino; in verità avete ucciso l'autore della vita;” ma subito dopo li scusa con queste parole: “Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi”. Non sapevano infatti che questo uomo era il Figlio di Dio, cosicché possa essere applicata a loro in modo valido la dichiarazione che S. Paolo fece ai Corinzi6 riguardo ai capi di questo mondo   “se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria ”. La loro colpa non consiste nel deicidio ma nel fatto che negarono il Cristo e rifiutarono di credere in Lui come mndato dal Padre.  La dottrina  della Sacra scrittura è che tutti noi, Ebrei e anche Gentili, siamo sotto il peccato e che a causa del peccato di tutti fu crocifisso il Figlio di Dio.

Perciò, affinché la catechesi e la nostra predicazione siano fedeli, è necessario che il nostro sacro sinodo dichiari esplicitamente che d’ora in poi quando si parla degli ebrei le parole “rigettato” e “colpevole di deicidio” siano lontane dalle nostre labbra e, d’altra parte, che gli ebrei, in conformità alle disposizioni arcane di misericordia della divina Provvidenza, hanno un luogo riservato per loro nella presente economia della salvezza.

A causa della giustizia, quindi, chiedo con forza che i testi degli ultimi due paragrafi di questo  art. 32  siano rivisti e completati.  E sottopongo per iscritto al Segretario del Concilio un nuovo testo che è stato concepito con questo intento.

Note

 1 Rom 11,17

22,28-41

3 2,14-16

411,26-29

5 3, 14-17

6 1 Cor 2,8

 

Testo aggiunto:

Al posto del par. 5, « Inoltre la memoria»  e del par. 6« Perciò curino»  desidero che si scriva così: «Perciò tutti curino di escludere dalla catechesi e dalla predicazione della parola di Dio Tqualunque cosa possa suggerire disprezzo o odio per gli ebrei.  In modo particolare il Sacro Sinodo prescrive che le parole che denunciamo gli ebrei come un popolo rigettato, anzi colpevole di deicidio debbano essere rigorosamente evitate perché esse non sono in nessun modo consonanti con le affermazioni della Sacra scrittura.  Piuttosto i predicatori e i catechisti  si impegnino con diligenza a mostrare che la vocazione del popolo ebraico sussiste ancora e secondo gli arcani piani di Dio ricordati dall’apostolo Paolo  (Rom 11), essi hanno ancora una parte nella presente economia della storia della salvezza».  

 

6. Sua Eminenza il Cardinale Ignatius Gabriel Tappouni

Patriarca di Antiochia dei Siriani

Venerabili Padri,

Parlo a nome mio e a nome dei beatissimi patriarchi  Stefano Sidarouss, patriarca di  Alessandria dei Copti; Massimo Saigh, patriarca di Antiochia dei Melchiti; Paolo Cheiko, patriarca di Babilonia  dei Caldei e Ignazio Pietro Batanian, patriarca della Cilicia degli Armeni.

Confermiamo ora*  di nuovo  le dichiarazioni che abbiamo fatto durante la seconda sessione del Concilio sul tema ora discusso . Questa conferma in nessun modo è in opposizione alla religione ebraica, con la quale siamo uniti da così tanti legami, né è un atto di discriminazione contro una certa  gente, cioè quella semitica,  alla quale  la maggior parte di noi appartengono.

Se facciamo di nuovo queste dichiarazioni, è  con l’intento di evitare serie difficoltà alla nostra attività pastorale e non di  accusato il Concilio Ecumenico, certamente in modo immeritato, di  concedere il suo ardente sostegno a particolari movimenti politici, come hanno asserito alcuni organi della stampa.  

Perciò, con una cognizione delle cose vera e completa, crediamo che sia compito del nostro officio pastorale , venerabili padri, in modo riverente e  con insistenza, richiamare alla memoria ciò che noi abbiamo già detto: la dichiarazione del Concilio sugli ebrei è inopportuna  e chiediamo che, secondo la nostra richiesta, questa dichiarazione  sia cancellata dagli atti del Concilio.  Questa è la nostra posizione! Così!

[* Nota del traduttore: Sebbene qui ci sia una indicazione di una nota, nella trascrizione del verbale non se ne trova nessuna]

 

7. Sua Eminenza Cardinale Joseph Frings

Arcivescovo di Colonia (Germania Ovest)

 Venerabili  Padri,

Si approva (Placet)  il fatto che due dichiarazioni, una sulla libertà religiosa e l’altra sugli ebrei e altri nonn cristiani siano state fatte dai capitoli  IV e V del decreto Sull’Ecumenismo.  Approvo anche il fatto ci sarà una trattazione più estesa e approfondita del soggetto proposto, specilamente riguardo ai musulmani, così come anche il Beatissimo Papa Paolo nella sua Lettera Enciclica in modo forte ha lodato e suggerito il dialogo con non-cristiani.

Mi sia consentito di proporre poche correzioni al testo.  Sembra deplorevole nelle dichiarazioni che riguardano gli ebrei non ci sia traccia della davvero meravigliosa e ammirevole teologia che si trova nella Lettera agli Efesini, dove nel cap. 2 l’apostolo dice:  Cristo è la nostra pace è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva,  sciogliendo il comando della legge. E continua dicendo che con la sua croce Cristo ha creato una nuova umanità nel suo corpo mistico chiamando coloro che sono lontanu e coloro che sono vicini. Questa è la classica citazione per la relazione tra i Gentili e gli Ebrei, tra il popolo dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Mi sembra anche deplorevole che sia stata omessa quella frase che affermava che la colpa per la morte di Gesù Cristo non poteva esssere attribuita a tutto il popolo ebraico, dal momento che questo pensiero è chiaramente basato sulle affermazioni dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli. Perciò, penso che dovrebbe essere ripristinata come nel primo testo.

Nella seconda parte, dove si discute delle religioni non-cristiane, si dice che queste religioni differiscono da noi per molte opinioni di fede e insegnamenti ma, tuttavia in molti punti esse riflettono il « raggio di quella verità che illumina ogni uomo che viene in questo mondo». Credo che sarebbe più corretto dire che nelle altre religioni   si parla di questioni religiose, in modo imperfetto certamente e con una mescolanza di numerosi errori umani, ma tuttavia  in numerose di esse risplende il raggio di quella verità che illumina ogni uomo che viene in questo mondo.

Terzo punto: per ultimo, molto opportunamente viene data l’ammonizione che ogni discriminazione basata sulla razza o sulla religione deve essere evitata. Ma non si può dire, come è scritto qui: Questo sacro sinodo  prescrive  che noi amiamo non solo il nostro prossimo ma anche i nostri nemici, se riteniamo di averne alcuni. Poiché, questo è il comandamento  dello stesso Signore Gesù Cristo ed Egli lo ha chiamato suo comandamento. Dunque la Chiesa può insistere su questo e richimarlo di nuovo alla mente, ma non in senso stretto, perché già lo ha fatto il nostro Signore Gesù Cristo. In questo senso chiedo che il testo sia rivisto.

Sotto al testo scritto:

Si approva (Placet)  il fatto che due dichiarazioni, una sulla libertà religiosa e l’altra sugli ebrei e altri nonn cristiani siano state fatte dai capitoli  IV e V del decreto Sull’Ecumenismo perché l’Ecumenismo in senso stretto non considerala relazione dei cristiani ai non cristiani, ma la mutura relazione dei cristiani.  Approvo anche il fatto che le nostre relazioni con i non cristiani, specialmente con i musulmani saranno trattate in modo più ampio, così il Beatissimo Papa Paolo nella sua Lettera Enciclica Ecclesiam Suam loda espressamente anche il dialogo con i non-cristiani. Per quanto riguarda il nostro testo, mi permetto di proporre alcune correzioni, e cioè:

1. Nel testo che tratta degli ebrei sembra estremamente deplorevole che sia quasi del tutto scomparsa la bellissima e grandiosa teologia che si trova nella lettera agli Efesini. Secondo questa teologia, dal mistero nascosto per secoli attraverso Cristo è stata fatta pace tra coloro che erano lontani e coloro che erano vicini, cioè tra i Gentili e il popolo ebraico scelto di Dio, poiché Cristo, nel suo corpo crocifisso, ha fatto un solo uomo nuovo, spezzando  il muro di divisione che si trovava tra gli ebrei e i Gentili.  Questa è la classica citazione nella sacra scrittura per l’antica e nuova relazione tra il popolo per la relazione tra i Gentili e gli Ebrei, tra il popolo dell’Antica e Nuova Alleanza.

E’ anche deplorevole che sia stata omessa quella sentenza che non attribuiva la colpa per la morte di Cristo a tutto il popolo ebraico del tempo di Cristo. La verità di questa affermazione è assolutamente chiara dai Vangeli e dagli Atti degli Apostoli. E’ necessario ritornare al testo precedente per ambedue questi punti. 

2.  Nel testo sul nostro atteggiamento verso gli altri non cristiani, non approvo il punto dove si dice che queste religioni differiscono da noi nelleopinioni reliiose e nelle dottrine ma, tuttavia, in molti modi riecheggiano «il raggio di quella Verità che illumina ogni persona che viene nel mondo».”  Si dovrebbe dire che queste religioni «sebbene in modo imperfetto e non senza qualche errore umano, tuttavia, in molti mod” si riferiscono al «raggio di quella Verità ecc. »

Infine, non si approva l’affermazione che il santo sinodo «prescrive» ai fedeli cristiani «che amino, non soltanto il prossimo loro ma anche i loro nemici , se credono di averne.”  Piuttosto il sacro sinodo può solo richiamare alla memoria questo comandamento di Cristo Signore e inculcarlo di nuovo».

 

8. Sua Eminenza Cardinale Ernesto Ruffini

Arcivescovo di Palermo (Italia)

 Venerabili Padri

 

1.  Dal momento che le lodi  accumulate sugli ebrei nella seconda dichiarazione sono connesse, esse costituiscono un panegirico, anche se breve; ma io non oso minimamente negarle perché sono vere.

Ho specialmente il piacere di concordare con l’eminentissimo Cardinale Bea, il relatore, mentre egli afferma che non si può attribuire la colpa per la crocifissione di Cristo al popolo ebraico in generale, e in particolare agli ebrei di oggi. Perciò non possiamo chiamarli deicidi, specilamente perché la parola «Deicida» esprime una sorta di stupidità dal momento che nessuno, infatti, sarebbe mai stato in grado di uccidere Dio. Del resto, nel modo in cui Cristo sulla Croce invocò il perdono con molte lacrime a Suo Padre per i suoi persecutori che agivano per  ignoranza, 1 noi dobbiamo perdonare di cuore loro, chiunque essi furono.

Tuttavia ritengo che si dovrebbe comprendere la nostra giusta aspettativa che gli ebrei – che forse ora preferiscono essere chiamati Israeliti –riconoscano finalmente che Cristo fu condannato ingiustamente a morte.2

2.  o, per usare le parole di S. Paolo nella seconda Lettera ai Corinzi « le loro menti furono indurite; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, quando leggono l'Antico Testamento» 3.

Effondiamo ferventissime preghiere a Dio, che è Jahveh,  che quel velo possa essere rimosso.

Noi abbiamo comunque, in numerosi luoghi ed occasioni data agli ebrei prova del nostro amore sincero e aperto. Per esempio, durante l’immane guerra che infuriò quasi ovunque pochi anni fa, quanti figli del popolo di Israele noi abbiamo protetto dai nazisti – come essi erano chiamati  – impedendo che venissero deportati e, quaindi, uccisi!

Terminata infatti la guerra, lo stesso Capo rabbino si sentì obbligato a ringraziare i Prelati di questa Città per il loro sommo beneficio poiché, quando essi accettarono non pochi ebrei dentro gli edifici della santa sede, li strapparono da una morte sicura.

Perciò  non abbiamo bisogna di molta esortazione ad amare gli ebrei. Da questa illustre stirpe nacquero Gesù Cristo e la Benedetta Vergine Maria e gli apostoli. Per loro stessi Cristo soffrì e morì.  Piuttosto – secondo la mia opinione – gli ebrei dovrebbero essere persuasi ad amare i cristiani, specialmente i cattolici, o almeno a non vessarli.

A nessuno sfugge certamente che gli ebrei fino ad ora seguono l’insegnamento del Talmud.4  Secondo questo insegnamento, gli altri uomini dovrebbero essere disprezzati come se fossero animali,5  e sappiamo che tutti loro sono spesso ostili alla nostra religione. Infatti, tanto per fare un esempio, la perniciosa setta dei Massoni, così ampiamente diffusa e i cui membri sono puniti con la scomunica che è riservata alla sede apostolica poiché è solita macchinare molte cose contro la Chiesa, non è sostenuta e fomentata dagli ebrei?  Perciò vorrei che nella dichiarazione ora discussa gli ebrei siano stimolati in modo efficace a rispondere all’amore che noi abbiamo sinceramente per loro con il loro stesso amore.

Infine: la benevolenza che – nel trattamento delle religioni non-cristiane – è espressa a p. 48, linee  21 ss. per i musulmani   –  che noi amiamo sinceramente  – sebbene possa essere opportuna dal momento che in qualche modo sono vicini agli ebrei, temo che da questo possa nascere una disparità verso i i seguaci delle altre religioni, specialmente i buddhisti e gli induisti, che non sono di numero minore rispetto ai maomettani e mi sembrano non più distanti o lontani dalla religione cristiana che i discepoli di Maometto.

Perciò chiedo  a coloro ai quali spetta l’ultima stesura della dichiarazione di considerare se sia meglio considerare tutte le religioni non-cristiane, specilamente quelle che sono le più diffuse nel mondo, oppure se basti menzionarle insieme, in termini generali.

Ho detto.

 

________

Note al testo:

1.Lc 23, 24; cf. Ebr. 5, 7

2. Come è certamente chiaro dalla storia della sua Passione

3. 2.Cor 3, 14, ss.

4. fedelmente

5. cf. Talmud, Baba Metzia, foglio 114, col. 2

6. Cf. C.I.C., canone 2335.

 

-- [CONTINUA] --

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Documento inserito il 27/06/2015