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Piccola cronaca di un cammino

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Terra Santa: 29/09/2019

Un anno buono, dolce e prospero! (28 e 29 settembre)


Questo è stato un fine settimana speciale. Il consueto Shabbat non ha fatto quasi in tempo a terminare che è subito iniziata la vigilia del Capodanno



Questo è stato un fine settimana speciale. I mesi di settembre e ottobre sono sempre segnati da alcune tra le feste più importanti per l’ebraismo: Rosh HaShanah (il Capodanno ebraico, dal 29 settembre al 1 ottobre), il giorno di Kippur (8 e 9 ottobre) e la Festa delle Capanne, e la ricorrenza di queste festività ha determinato in parte la nostra scelta del periodo del  viaggio. Così, il consueto Shabbat non ha fatto quasi in tempo a terminare che è subito iniziata la vigilia del Capodanno. Un periodo bello e affascinante ma con l’inconveniente di non consentire di visitare diversi luoghi, che restano chiusi, né di viaggiare (i trasporti sono limitati e, il giorno del Kippur, nessun mezzo circola).

La giornata di sabato non ci ha visti molto attivi. Approfittando dei limiti imposti dallo Shabbat , abbiamo visitato solo luoghi raggiungibili a piedi. Tra questi, uno solitamente ignorato dai flussi dei pellegrini cristiani cattolici e ortodossi ma che volevamo comunque conoscere: la cosiddetta “tomba del Giardino”, il luogo, cioè, in cui una recente tradizione tramandata tra i cristiani evangelici vuole sia avvenuta la crocifissione e sepoltura di Cristo. Nelle vicinanze della Porta di Damasco, lungo la Via Nablus, un vicolo conduce ad un giardino, curato (molto bene!) da un’associazione evangelica, in cui anticamente sorgeva un cimitero, presso uno sperone di roccia evocante un teschio. La tradizione a noi nota che riconosce nel Santo Sepolcro il luogo della morte e resurrezione, è nata duemila anni fa ed è rimasta ininterrotta, ciononostante la tomba del giardino è il luogo presso il quale i cristiani evangelici vengono a ricordare la passione, morte e resurrezione di Cristo. Il giardino è un succedersi di viottoli che corrono tra aiuole all’interno di un piccolo bosco, dove si trovano numerosi punti di raduno per gruppi, dai quali capita di sentire i lamenti e le grida ad alta voce dei pellegrini che evocano gli avvenimenti più drammatici della vita di Gesù.

Nel pomeriggio, abbiamo proseguito seguendo le mura orientali della Città, verso Gerusalemme Est, subito dopo la cosiddetta Porta “di Erode”, per fermarci a visitare un museo tra i più importanti per le raccolte di reperti risalenti alla preistoria (scheletri mummificati di oltre centomila anni fa) e fino all’epoca crociata. Il museo è stato costruito su iniziativa delle autorità del Mandato britannico negli anni trenta del XX secolo ed è una propaggine del più conosciuto Museo d’Israele. E’ possibile ammirare le sue pregevoli raccolte gratuitamente, e anche di sabato.

Domenica 29 sveglia alle 5, per la Messa al santo Sepolcro che viene celebrata alle 6:30 dai Francescani proprio nello spazio antistante l’edicola della Resurrezione. La celebrazione, in  latino, è stata accompagnata dal costante sottofondo delle litanie dei cristiani copti, che hanno una loro cappella proprio dietro all’edicola. Ad essere sinceri, il fatto di celebrare davanti al luogo della sepoltura e resurrezione del Signore è stato il solo elemento positivo dell’evento. I problemi concernenti la divisione e gestioni degli spazi e delle liturgie tra le diverse confessioni cristiane sono di grande ostacolo a una celebrazione fruttuosa. Ritorna ancora la domanda “Chi cercate?” “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!”.  Le mura, i fregi, le decorazioni, gli odori, le litanie… tutto, all’improvviso, appare vecchio e immobile. Eppure restare qui è importante per perpetuare la memoria, per ricordare che è qui che tutto è successo, è qui il centro dell'universo; che c’è stato un luogo preciso, e uomini concreti, e una storia, e circostanze, alla base della fede, “perché tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto” scrive Luca motivando il suo vangelo.

La mattinata è proseguita con una camminata sulle mura della città, che ci ha dato l’opportunità di scorrere Gerusalemme dall’alto. La visita consente di percorrere il muro a nord, dalla Porta di Giaffa alla Porta dei Leoni passando sopra la Porta Nuova, la Porta di Damasco,fino alla Porta dei Leoni verso la spianata del Tempio, e il muro a sud, dalla Torre di Davide, per la Porta di Sion (con la vista sulla chiesa della Dormizione di Maria) fino ad arrivare in prossimità del Kotel (il Muro Occidentale). Un cammino davvero suggestivo al prezzo di 16 shekel, che si può dividere anche in due giornate.

Per terminare il lungo e intenso fine-settimana, ci aspetta di nuovo il Kotel dove, al tramonto del giorno 29, il suono degli shofarim (lo shofar è un corno di montone) marca l’inizio della grande festa di Rosh haShanah. Di questa festa parla Lv 23,24 indicandola come "il giorno del suono dello Shofar" (Yom Terua’), giorno del giudizio e del ricordo. La tradizione midrashica immagina che Dio abbia davanti a sé dei libri che raccolgono la storia di ogni essere umano, che esamina per decidere se perdonarlo o meno. La decisione, però, viene effettivamente ratificata solo dieci giorni dopo, il giorno del Kippur (o “dell’Espiazione”), per cui i dieci giorni che separano il Rosh haShanah dal Kippur sono giorni penitenziali, in cui ciascuno deve riflettere sulla direzione della propria vita e convertirsi, in modo da dare motivo a Dio di perdonarlo.

In quest’occasione il Kotel si riempie di una folla di uomini ebrei delle provenienze più svariate e abbigliati  delle fogge più originali, secondo la propria tradizione. Riuniti in piccoli gruppi, leggono, pregano, cantano, danzano, gridano di gioia, improvvisano caroselli rumorosi e saltellanti, come se tornassero bambini. Ci si veste tutti molto elegantemente, si va in sinagoga per il servizio liturgico, che prevede letture dalla Genesi e dal Levitico (il secondo giorno, si legge Geremia 31) e la recita di Salmi e di preghiere prescritte per l’occasione. Si mangiano cibi prelibati, tra i quali non deve mancare il beneaugurante melograno che in questo periodo appare ovunque, grande rosso e succoso, né la mela intinta nel miele, per augurare un anno buono, dolce e prospero: Shanah tova u’metukah!


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